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Vivere Milano - Visita alla Pinacoteca di Brera Parte 4

I nostri incontri mensili sulla Pinacoteca di Brera proseguono anche se necessariamente concentrati solo su alcune delle opere che si trovano all'interno dello spazio espositivo, luogo di arte cultura e studio.

Oltre ai quadri citati nei precedenti articoli, troviamo capolavori dei maestri della pittura lombarda, tavole e dipinti di gusto bizantino e opere di vario genere legate al periodo rinascimentale.

Ci soffermiamo ed ammiriamo due delle tavole più famose della Pinacoteca e che ne sono un po' il simbolo: la “Pala di San Bernardino” di Piero della Francesca, detta anche pala dell'uovo o pala di Brera, e “Lo sposalizio della Vergine” di Raffaello Sanzio.

I due quadri sono stati posizionati nella stessa stanza insieme al Cristo alla colonna di Bramante. La scelta non occasionale è stata fatta per porre in relazione e in dialogo le opere di due degli artisti rinascimentali più noti.

Entrambi i pittori sono accomunati dal legame con la città di Urbino, per Raffaello Sanzio Urbino è la città di nascita e il luogo della sua prima formazione, per Piero della Francesca costituisce il fulcro di un'importante fase della sua carriera pittorica.

La pala di Brera, opera capitale della storia dell'arte italiana, dipinta dall'artista nel 1474, arrivò alla Pinacoteca nel 1811 dalla chiesa di San Bernardino di Urbino.

Al centro della scena la bellissima e dolcissima Madonna con Bambino è circondata da santi e angeli e sul lato destro riconosciamo dal profilo in primo piano un genuflesso Federico da Montefeltro, signore di Urbino, situato al di fuori del gruppo delle figure sacre secondo i canoni gerarchici dell'iconografia cristiana rinascimentale.

I chiaroscuri, i formidabili incontri di luce ed ombra sono dati da un sapiente uso delle velature ad olio. Sopra al capo della Vergine si nota appeso al centro di una grande conchiglia un uovo bianco, simbolo di purezza e fertilità, mentre al collo del Bambino pende una collanina di corallo rosso, emblema di vita ma anche presagio del martirio.

Partendo dal lato sinistro riconosciamo San Giovanni Battista, barbuto e con la pelle scura e il bastone, San Bernardino da Siena, amico e confessore di Federico da Montefeltro, San Girolamo studioso e traduttore della Bibbia e considerato il protettore degli umanisti ritratto con la veste lacera dell'eremita e il sasso in mano per percuotersi il petto, San Francesco d'Assisi che mostra le stigmate, San Pietro martire con il taglio sulla testa, San Giovanni Evangelista con il tipico mantello rosato e il libro in mano.

L'impianto prospettico del dipinto converge in un punto di fuga centrale e il volto ovale della Vergine è perfettamente in linea con l'uovo di struzzo che pende dal catino absidale, di cui riproduce la forma.

L'armonia della composizione è ottenuta attraverso la ripetizione di un modulo circolare: la volta a botte in alto, lo sfondo scandito da pannelli di marmo e i santi disposti in emiciclo intorno alla Madonna.

Osserviamo ora lo “Sposalizio della Vergine” di Raffaello Sanzio. Il dipinto ad olio su tavola è datato 1504 e si tratta di una delle opere più celebri della fase giovanile del pittore.

Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come Pietro Perugino“Sposalizio della Vergine”

Venne commissionata dalla famiglia Albizzini per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco a Città di Castello. Per dipingere questa tavola il pittore si ispirò a un opera analoga che proprio in quel periodo stava dipingendo per il Duomo di Perugia il Perugino, di cui era allievo.

Nette sono le differenze tra le due opere. Raffaello si stacca dallo stile del maestro, molto più legato ai criteri quattocenteschi, e si esprime in maniera più libera e coinvolgente con una resa molto più realistica. Sulla sinistra è posizionata la Vergine alle cui spalle si trova un gruppo di donne, al centro l'officiante le tiene la mano sulla quale Giuseppe infila l'anello. Alle spalle di Giuseppe c'è il gruppo dei pretendenti sconfitti. La storia narra che gli aspiranti sposi dovevano portare un bastone.

L'uomo il cui bastone sarebbe fiorito, in nome del desiderio divino, avrebbe preso in sposa Maria. Gli altri uomini reggono ancora nelle mani i loro bastoni e una figura in primo piano lo spezza in quanto non più utile allo scopo.

L'opera ha attraversato diverse vicissitudini rischiando durante il periodo napoleonico di essere portata definitivamente in Francia ma fortunatamente il generale a cui fu donata la vendette a un mercante milanese e dopo vari passaggi fu collocata a Brera.

La calda resa cromatica contribuisce a creare un atmosfera quasi languida insieme con le espressioni dei volti dei personaggi che popolano la scena. La prospettiva centrale è rafforzata dalla pavimentazione geometrica che converge al tempio la cui base di sedici lati è scandito da arcate. Sulla parte superiore dell' entrata principale si legge firma e data dell'autore.

Sullo sfondo troviamo anche dei gruppetti di persone che popolano la piazza dando vivacità all'immagine e contribuendo a scandire la profondità spaziale. Il portale centrale del Tempio è aperto permettendo di vedere il cielo e dare maggior respiro all'opera sottolineando il rapporto armonico tra architettura e natura.

La precisa realizzazione degli elementi architettonici scanditi tra di loro con relazioni matematiche dimostra la profonda conoscenza dell'architettura contemporanea e lo studio degli edifici a pianta centrale di Leonardo e Bramante e la resa dell'edificio ha fatto anche ipotizzare che Raffaello possa essersi avvalso di un modellino ligneo.

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