QUANDO LE PAROLE E I GESTI COSTRUISCONO IL RISPETTO
Lo sport non è soltanto prestazione fisica o punteggio al tabellone: è un linguaggio universale dove si intrecciano emozioni e valori. Tuttavia, la foga della competizione – dagli spalti agli spogliatoi, fino ai social media – rischia spesso di degenerare in gesti d'ira o toni aggressivi. Per promuovere una cultura della correttezza, l' associazione Parole O_Stili ha promosso il Manifesto della comunicazione non ostile per lo Sport.
I suoi 10 punti ci ricordano che il rispetto passa dalle parole e dai comportamenti di chiunque viva lo sport: atleti, allenatori, dirigenti e tifosi. Vediamoli punto per punto, accompagnati dal mio personale punto di vista.
1. VIRTUALE È REALE
Sport è dare sempre il meglio di sé. Per questo sia in gara, sia nella vita e nel mondo virtuale, sostengo i valori della correttezza, della condivisione e del rispetto.
I social non sono una zona franca. Gli attacchi rivolti ad atleti o arbitri dopo una prestazione no hanno lo stesso peso morale e psicologico di un insulto urlato a un metro di distanza. Quante volte avremmo il coraggio di dire di persona ciò che scriviamo in rete?
2. SI È CiÒ CHE SI COMUNICA
Da atleta, da tifoso o da commentatore, so che i miei discorsi dicono chi sono e quanto credo nello sport che amo. Faccio sì che siano forti, leali, onesti e gentili.
L'atteggiamento verso gli altri definisce l'atleta. Chi affronta la vittoria con umiltà e la sconfitta con dignità mostra una statura morale che va oltre qualsiasi trofeo. Le parole e i gesti raccontano chi siamo e mettono in luce i nostri valori.
3. LE PAROLE DANNO FORMA AL PENSIERO: GOVERNO L'A DRENALINA
Cerco sempre parole giuste. Governo l'adrenalina e l' emozione con il rigore del mio pensiero. Controllo i toni perché lo spirito sportivo vinca anche nella sconfitta.
Quando l'agonismo prende il sopravvento, la perdita di controllo porta a conseguenze gravi. La cronaca recente offre chiari esempi: al China Open di Pechino, Daniil Medvedev ha scagliato una pallina verso gli spalti ferendo uno spettatore ed è stato squalificato; in MotoGP, Marco Bezzecchi è stato sanzionato dopo un gesto d'ira verso un marshal a seguito di una caduta. Episodi nati da un istante di rabbia non gestita che rischiano di rovinare una stagione, anche se entrambi hanno poi chiesto scusa ed accettato le sanzioni.
4. PRIMA DI PARLARE BISOGNA ASCOLTARE
Mi alleno ad ascoltare. Ascolto l'allenatore, l'arbitro, i compagni. Ascolto le lodi e le critiche. Ascolto il mio corpo.
Ascoltando divento più forte e migliore.
Ascoltare le decisioni del direttore di gara o i consigli dello spogliatoio è il primo passo per accettare i propri limiti e crescere come squadra. Partiamo dal principio che nessuno ha sempre ragione.
5. LE PAROLE SONO UN PONTE
Lo sport è un linguaggio che tutti capiscono e il suo messaggio è potente: faccio sì che sia positivo, pieno di speranza, che ispiri le persone e le unisca.
Il lato migliore dello sport emerge nei gesti leali. Al Tour de France 2022, dopo la caduta di Tadej Pogačar in discesa, Jonas Vingegaard in maglia gialla ha rallentato per aspettarlo; al ricongiungimento, Pogačar gli ha stretto la mano in corsa. Casi di vero fair play che ricordano a tutti che la lealtà vale più di una medaglia.
6. LE PAROLE HANNO CONSEGUENZE
Le mie parole hanno peso e valore: possono influire su molte persone rendendole peggiori o migliori. Dunque, anche in piena emozione agonistica parlo con misura.
Un incoraggiamento al momento giusto può motivare un giovane; una critica distruttiva o un insulto possono spingerlo ad abbandonare l'attività. In tema di safeguarding, ogni nostra parola o atto ha un impatto concreto sugli altri.
7. CONDIVIDERE È UN' ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ
Sono responsabile dei contenuti che condivido. Esalto la sapienza tecnica, la bellezza, l'armonia, le storie che rincuorano. Condanno il tifo cieco, cattivo e ostile.
Il desiderio di condividere ciò che vediamo è forte, ma rilanciare video di risse o gogne mediatiche alimenta la spirale dell'odio. È nostro dovere evitare di amplificare i gesti violenti, proteggendo i valori sani della competizione.
8. LE IDEE SI DISCUTONO, LE PERSONE SI RISPETTANO
Nello sport non esistono nemici, ma solo avversari: li rispetto perché, senza di loro, non c'è gara. Rispetto regole, arbitri e giudici: sono i garanti della mia passione.
Agli US Open, Jannik Sinner ha ricordato la sua rivalità con Carlos Alcaraz: «In campo diamo tutto per vincere, ma fuori ci stimiamo. Nello sport ci sono solo avversari: senza di loro non potremmo giocare né migliorarci». Sostenere i propri colori o muovere una critica tattica si può fare con fermezza, senza sfociare nell'offesa personale o nel razzismo.
9. GLI INSULTI NON SONO ARGOMENTI
Ricordo che lo sport è fair play. L'agonismo è confronto positivo, mentre l'insulto è debole e incivile. Aggredire è il contrario di competere.
Cadere nella trappola dell' aggressività significa far vincere la provocazione. Rispondere con rispetto e dignità, o saper accettare scuse sincere dopo uno sbaglio chiudendo la polemica con una stretta di mano, è sinonimo di grande forza.
10. ANCHE IL SILENZIO COMUNICA
Il silenzio vince: è concentrazione e autocontrollo. Evito le parole vuote e inutili. Quelle violente non mi servono: so dimostrare il mio valore con i fatti.
Il silenzio è la forma più alta di rispetto di fronte all'infortunio di un avversario o a una sconfitta amara: dimostra autocontrollo e vera maturità sportiva. Quando le parole non servono, la concentrazione e il rispetto parlano da soli.
Un impegno quotidiano
Questo manifesto non è una teoria sterile, ma una bussola comportamentale per il presente e il futuro dello sport. L'esempio più luminoso ci arriva da sempre dal rugby con il suo celebre "terzo tempo": dopo ottanta minuti di placcaggi durissimi e fango, ci si ritrova insieme a condividere un tavolo, un sorriso e un terzo tempo con chi un attimo prima era un avversario.
Che ci si trovi in pista, su un campo di periferia o davanti a una tastiera, la vittoria più importante resta sempre quella ottenuta sul campo della lealtà e del rispetto reciproco.
Fabio Del Prete




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