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QUANDO IL CORPO NON PIACE:INSODDISFAZIONE PER IL PROPRIO CORPO NELLE ADOLESCENTI

L'insoddisfazione per il proprio corpo è una problematica che interessa molte donne, in particolare adolescenti e giovani adulte e consiste, nello specifico, in una valutazione negativa del proprio aspetto corporeo. L'adolescenza è un periodo di trasformazione, inquietudine e cambiamento e il rapporto col proprio corpo è spesso conflittuale. Il corpo, viene percepito da un lato come nemico contro cui lottare per acquisire una forma fisica perfetta, dall'altro come un oggetto da modellare e curare per mostrare al meglio la propria immagine agli altri e per sentirsi sicuri di sé.


Le ragazze, in particolare, sono condizionate dai modelli di magrezza in una società che, grazie ai social e al web, tende a dare sempre maggiore rilevanza al culto dell'immagine e ad un ideale spesso falsato ed irraggiungibile di estetica. Da un lato infatti, la nostra società contemporanea promuove ed enfatizza ideali utopici di bellezza e magrezza che vengono perseguiti e bramati e che spesso producono insoddisfazione e disagio; dall'altro la vulnerabilità al giudizio altrui, tipico di questa età, rende ipersensibili a eventuali critiche, sia da parte dei genitori, sia dei pari. Inoltre il desiderio di omologazione, di essere simili al gruppo dei pari oggigiorno è enfatizzato dalla “mania” dei social: gli adolescenti usano uno o più social network, dove si espongono con i selfie e, a loro volta, guardano i coetanei, in un continuo confronto che assume la valenza di gara implicita ad essere i più ammirati. Da ciò può derivare una forte insoddisfazione per il corpo, frutto del confronto tra corpo reale e corpo ideale, che ha un notevole impatto sulla propria autostima.

La maggiore insoddisfazione corporea riscontrata tra le femminee rispetto ai maschi può anche essere messa in relazione alla “teoria dell' oggettivazione” elaborata nel 1997 dalle studiose Barbara Frederickson e Tomi-Ann Roberts. Le due autrici spiegano come si possa parlare di oggettivazione sessuale nei casi in cui il corpo di una donna, le parti del suo corpo o le funzioni sessuali siano separati dal resto della sua persona, ovvero trattati come se fossero in grado di rappresentarla. La parte per il tutto, in cui la parte, ovvero il corpo, è sostituito all'intera persona, privando in questo modo la donna della propria personalità e specificità di essere umano. L'esperienza comune è quella di poter essere potenzialmente e costantemente trattate in quanto corpi, valutate unicamente per l'uso ed il consumo da parti degli altri. È come se le ragazze e le giovani donne interiorizzassero la credenza per cui il loro valore è basato esclusivamente sul modo in cui le altre persone le vedono. Di conseguenza l'impatto che la soddisfazione o l'insoddisfazione corporea hanno sul loro benessere e sulla vita in generale è amplificato.

Questo fenomeno tende a verificarsi maggiormente nella cultura occidentale, all'interno della quale le donne sono ripetutamente esposte all'oggettivazione del proprio corpo e il loro aspetto viene utilizzato dagli altri individui come parametro di valutazione inerente al loro valore personale. La condizione di disagio psicologico che ne deriva può esser molto forte e ripercuotersi sulla vita quotidiana, sui rapporti sociali, sul rendimento scolastico. Nella maggior parte dei casi, si tratta di stati d'animo passeggeri, legati alla naturale fase evolutiva; a volte, però, possono sfociare in disturbi più profondi, come disturbi del comportamento alimentare, disturbi depressivi e comportamenti autolesivi.

Dr.ssa Stefania Arcaini

Dr.ssa Giulia Mainetti


Rubrica dedicata a tematiche psicologiche, a cura della dottoressa Stefania Arcaini, psicologa e psicoterapeuta specializzata nella psicoterapia di adolescenti e adulti.

Per suggerire temi da affrontare scrivetemi: arcainistefania@gmail.com

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