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NOTE SUL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE



CULTURA

Parlare di cultura in termini di programma elettorale è una cosa difficilissima, troppo spesso si è pensato alla cultura come un qualcosa di non indispensabile, di bello si, ma non alla portata di tutti. C'è un taglio da fare, dove li andiamo a prendere i soldi? Alla cultura, tanto non è indispensabile. Anche nei vari programmi elettorali c'è chi promette musei, teatri, spettacoli, tanto se poi non li realizzi non se ne accorge nessuno. Quindi il primo passo è cambiare la prospettiva, la cultura non è una parola, non è distante da nessuno di noi, non è vero che non sia fondamentale in un Paese che vuole crescere, anzi. Prima di entrare nello specifico di Peschiera è necessario avere presente alcuni punti fermi: 1) La politica culturale si fa ascoltando chi sa cosa sia, chi la produce. Non bisogna pensare in termini di appartenenza ma di competenza. 2) Bisogna spingere tutti a praticare la cultura, per primo il Sindaco. Un primo cittadino che legge, ascolta musica, va a teatro, conosce un museo sarà non solo un Sindaco migliore, ma anche una persona migliore. 3) In ogni Comune ci sono spazi pubblici inutilizzati, bisogna metterli a disposizione delle associazioni di cittadini, che si occupino di anziani, ambiente, animali, cucina, studio comunque costruiranno cultura. 4) Se in città esiste una biblioteca (a Peschiera c'è) cominciamo a pensare che possa aprire anche di sera. 5) Qualunque luogo se abitato da un giovane ricercatore può diventare luogo di produzione e distribuzione di conoscenza, quindi la cultura è anche nella ricerca. Ed ora ATTENZIONE una proposta: invitiamo ogni anno un artista giovane a vivere a Peschiera per un mese pagandogli l'ospitalità, in cambio gli verrà chiesto di realizzare un'opera pubblica per la parte più disagiata del comune, coinvolgendo nella scelta le realtà locali di cittadini ed imprese.

Veniamo ora alla nostra Peschiera. Ovvio partire da quel che già c'è. L'esperienza del Teatro De Sica va sostenuta ed incoraggiata anche realizzando nuovi ambiti di attività creativa ed artistica attraverso forme di co-progettazione culturale. Quindi pensiamo di creare intorno al teatro: una Residenza Artistica, cioè uno spazio creativo condiviso che offre ospitalità agli artisti sostenendo il loro lavoro, i processi creativi e favorendo lo scambio di esperienze e professionalità, questa iniziativa può essere sede di start up e può coinvolgere operatori dello spettacolo, enti di formazione e produzione artistica, associazioni del territorio, istituti scolastici. Poi laboratori di recitazione e balletto, in sinergia con le scuole già presenti in Lombardia, ancora l'Archivio storico del cabaret che da museo interattivo può diventare vera e propria scuola di formazione. Fondamentale sarà poi il potenziamento della Civica scuola di musica che già gode di una certa fama ma che immaginiamo proiettata nel futuro con la realizzazione di sale prove musicali e sale per registrazione ed incisione. Questo aspetto, assente nella città e fortemente voluto dai giovani può trovare una dimensione anche come sviluppo di attività lavorative con il coinvolgimento anche di soggetti privati esterni al nostro territorio. Siamo anche consci che la cultura, nel senso più popolare, nasce a scuola, si dovrà quindi promuovere nelle scuole primarie e secondarie interventi sperimentali che inseriscano attività teatrali e musicali nella didattica quotidiana. Tutto ciò ci riconduce ad una chiara ed identificabile Identità culturale del territorio, dove ci sia la possibilità di riappropriarsi del passato come radice di umanità e cultura ma di affacciarsi al futuro con una serie di iniziative che siano in grado di coniugare la matrice culturale col bisogno di realizzare attività come incidere un disco, di rendere vivibile e frizzante una biblioteca, di cercare fondi pubblici e privati per promuovere e realizzare attività, di accontentare anche chi, semplicemente, ha solo un rapporto di spettatore perché comunque la giriamo Cultura è il momento in cui ci arricchiamo e diventiamo più consapevoli.


ISTRUZIONE E DIRITTO ALLO STUDIO

Quando sentiamo parlare di Diritto allo Studio diamo per scontato che ci sia, che sia giusto, come se nel mondo la situazione non fosse drammaticamente diversa. Per i nostri figli è un diritto, ma nel mondo ci sono ancora 130 milioni di bambini che non ricevono nemmeno una educazione di base. Di questi il 60% sono femmine, quindi fermiamoci a pensare alla straordinaria forza dell'istruzione e dell'educazione, ricordiamo che attraverso lo studio i ragazzi viaggiano verso una affermazione personale e sociale e che è lo studio che consente di raggiungere traguardi di sviluppo che li rendono consapevoli del mondo, cittadini liberi. In Italia da anni abbiamo relegato la scuola nel recinto del dovere, dove si va non per il piacere di crescere ma per l'obbligo di esserci. Questa povertà educativa è un fenomeno in ascesa che devono contrastare per primi i genitori, con loro gli insegnanti e gli amministratori locali che, insieme, devono realizzare un ambiente stimolante come struttura e come potenzialità culturale. Il Comune non può e non deve limitarsi a compiti di gestione degli edifici scolastici ma deve allargare la sua azione perché è la città il primo luogo educativo, è nel rapporto tra le persone che si sviluppa la consapevolezza di fare parte di una comunità. Una scuola aperta e partecipata, supportata dal Comune, pone in essere il concetto di “fare villaggio” ed a questa mentalità possono collaborare le associazioni, gli imprenditori, i centri sportivi. Come fare? Certo più facile a dirsi che a farsi, però è fondamentale un rapporto permanente di ascolto e collaborazione tra Comune e istituzioni scolastiche. Questo consentirà una più attenta pianificazione delle risorse da mettere a disposizione nella programmazione triennale, ma consentirà anche di organizzare le risorse non economiche da mettere in campo, come il Carengione che non è solo un oasi naturalista ma un elemento della conoscenza ambientalista, così come le cascine e le aziende agricole sono una realtà produttiva economica del territorio che possono essere veicolo di informazioni e oggetto di progetti specifici. Insomma il Diritto allo Studio è un ponte, che permette ai ragazzi di diventare parte integrante della società, per questo nessuno deve essere lasciato indietro; dovrà quindi essere riattivata la relazione con le ASL e la rete di enti per la realizzazione di percorsi di qualità educativa rivolti alle fasce più deboli, in questa direzione una forte e incisiva progettualità specifica dovrà essere dedicata alle disabilità, intese come soggetti e famiglie, valutando non solo programmi e progetti ma anche le strutture. L'associazione Save the Children ha, a livello mondiale, lanciato la campagna “Illuminiamo il futuro”, ecco facciamo in modo che Peschiera diventi un Punto Luce vero e proprio spazio ad alta densità educativa.

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