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LE FORSTE ALIMENTARI FANNO BENE A TUTTI

In Italia sono poco presenti ma in parti del mondo come l'Australia o l'America del sud sono molto diffusi. Stiamo parlando di metodi di coltivazione alternativi alle mono colture che possano garantire all'uomo molti degli alimenti di cui ha bisogno e allo stesso tempo rispettare la biodiversità e gli ecosistemi del territorio. Uno tra i più famosi è la food forest o foresta alimentare. La tecnica di coltivazione imita le dinamiche di una foresta ma è composta da piante utili per l'uomo come piante da frutto, erbe medicinali, aromatiche, piante da fibre e funghi. Permette quindi di trasformare un orto o giardino ad alta manutenzione in un sistema produttivo perenne ed autofertile. Un esempio è la tecnica del “chop and drop” ovvero il taglio di rami di piante pioniere o azotofissatrici senza la raccolta degli scarti dal suolo. Il materiale organico che rimane a terra riesce a portare avanti processi microbiologici necessari per tutto l'ecosistema.

Un altro molto conosciuto è la permacoltura. Metodo che nasce in Australia negli anni 70 da Bill Mollison e David Holmgren. È un sistema di progettazione per insediamenti umani sostenibili che ha come obiettivo principale quello di rispettare i cicli naturali della terra limitando il più possibile l'intervento dell'uomo, permettendo comunque di soddisfare bisogni di cibo, energia, fibre. Uno dei dodici principi base di questa tecnica agricola è quello di non produrre rifiuti, si riutilizza tutto o nel caso bisogna assicurarsi che “ i sistemi presenti nel progetto non producano niente che non sia utilizzabile e utile ad un altro sistema.”

Altro metodo che dovremmo tenere in considerazione non tanto per la produttività quanto per la tutela dell'ecosistema sono i giardini verticali.

Roberto Mancuso neurobiologo, autore e botanico ritiene necessario coprire le nostre città con le piante al fine di ridurre il calore e l'afa che nei mesi estivi rende invivibili molte parti d'Italia. I benefici sarebbero quantificabili perché le piante interverrebbero in maniera diretta sugli edifici, limitando i chilowatt che verrebbero utilizzati per il raffreddamento degli stessi, diminuendo le polveri sottili e la Co2 e soprattutto garantendo ad insetti e piccoli animali un habitat accettabile.



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