LA VIOLENZA È IL RIFUGIO DEGLI INCAPACI
Citiamo tre episodi che hanno colpito la nostra attenzione due riguardano il nostro territorio, Mediglia, uno a livello nazionale. Sono completamente diversi per modalità, partecipazione, costo economico, risonanza sui media, importanza. Vediamo:
1 La distruzione di Milano centro.
2 Violenza in una RSA.
3 Parcheggi da menefreghismo.
Il punto 1 riguarda Milano e tutta Italia, i punti 2 e 3 solo Mediglia. Come dicevamo sembra che non abbiano nulla in comune, eppure qualcosa li lega: l' egoismo, la violenza, il non avere rispetto per gli altri, la brutalità, l'ignoranza. Ma andiamo con ordine.
1. Milano è stata devastata da bande di giovani criminali che, approfittando di una manifestazione autorizzata si sono dedicati alla violenza ed al saccheggio. Non centra l'ideologia politica, non ci sono rivendicazioni sulla scuola, non si parla di carovita o altre motivazioni che rendono la protesta legittima.
Qui gruppi di ragazzi per lo più minorenni e non italiani hanno sfogato i loro bassi istinti per sfasciare vetrine e rubare tutto quanto esposto. Ma attenzione, non beni di prima necessità, non alimentari o libri, no. Magliette firmate tipo Lacoste, scarpe di marca saccheggiando Footloocker, insomma generi di lusso. Poi ovviamente il piacere di distruggere qualche mezzo della polizia, un po' di arredo urbano, qualche furto a danno di turisti, un po' di botte a caso.
2. Le RSA sono residenze per anziani, a volte in grado di badare a se stessi a volte non autosufficienti. Già questo contesto sa di tristezza, a volte di abbandono. Parliamo di persone giunte in prossimità dell'ultimo traguardo, di figli che non sono in grado di seguirli in modo adeguato o anche di persone che hanno necessità di sostegno e cure continuative. Quindi una fascia molto debole della popolazione, persone che hanno bisogno di affetto cure e comprensione. Ebbene nella RSA situata a Mediglia tre operatori socio- sanitari avrebbero compiuto “gravi e sistematici episodi di violenza” ai danni di quattro donne anziane e affette da varie patologie.
Ogni giorno, secondo quanto ricostruito dai carabinieri anche con l'ausilio di telecamere, si sarebbe ripetuto un rituale fatto di insulti, schiaffi, minacce. Promesse di peggiori ritorsioni se ne avessero parlato coi familiari, violenza sessuale “reiterate vessazioni fisiche e psicologiche”. Dai filmati emergono tre individui che avrebbero picchiato le anziane con schiaffi al volto, alla testa, derise afferrate per i capelli, insulti e frasi intimidatorie. Spero che anche a voi leggendo sia andato il sangue alla testa, per cui mi sembra giusto informare che tre operatori sono indagati dalla Procura di Lodi, non potranno più lavorare in strutture socio-assistenzali (e ci mancherebbe) e dovranno rispondere di maltrattamenti e violenza sessuale, poi nell' indagine è emersa la responsabilità di una quarta operatrice per minacce aggravate.
3. Ultimo episodio, assolutamente non paragonabile ai primi due riguarda il fatto che davanti alle scuole di Mediglia i genitori che accompagnano i figli a scuola parcheggino l'auto alla dove capita capita, incuranti del traffico, delle strisce pedonali, dei passaggi per disabili e per di più poi alcuni se ne vanno anche al bar. Questo episodio, se pur presente in tutta Italia, privo di episodi di violenza diventa, causa i social, mezzo per prendersela con il Comune e la Polizia Locale non in grado di garantire tutti i giorni davanti a tutte le scuole il rispetto del codice della strada e della sicurezza.
Come dicevamo all'inizio questi episodi, se pur lontani uno dall'altro, sottolineano delle gravi carenze comportamentali in diverse fasce della popolazione. Per i giovani distruggere produce una immediata sensazione di potere, molti sono vittime di una non educazione familiare, poi televisione, social evidenziano una società di consumi nella quale solo l'avere e lo spendere sono garanzia di successo, il non appartenere a questa casta genera rabbia ed impotenza. Allora si distrugge quello che ci impedisce di emergere e si ruba ciò che difficilmente si può avere legalmente.
Riassumiamo quindi quelle che sembrano essere le cause principali
Fragilità e povertà educativa: mancanza di punti di riferimento culturali, dispersione scolastica e carenza di spazi di aggregazione sicuri.
Pressioni sociali e performative: ansia da prestazione, richiesta costante di successo immediato e ricerca di visibilità.
Ruolo del digitale e dei social: esposizione a contenuti che esaltano la sopraffazione, la violenza o la gratificazione istantanea, che possono amplificare comportamenti aggressivi.
Disagio psicologico ed emotivo: difficoltà nella gestione della frustrazione, spesso aggravata dall'uso di alcol e sostanze stupefacenti.
Bisogno di riconoscimento: spesso la violenza giovanile non è organizzata, ma rappresenta un grido d'aiuto o un tentativo disperato di ottenere attenzione e identità all'interno di un gruppo (come nel fenomeno delle baby gang).
Da qui non possiamo andare oltre ma sappiamo che affrontare il disagio giovanile che degenera in violenza richiede interventi integrati che uniscono la responsabilità degli adulti, il ruolo della scuola, il supporto psicologico e politiche sociali sul territorio. La sola repressione o l'inasprimento delle pene non sono sufficienti se non vengono accompagnati da percorsi di ascolto e rieducazione.
Ma se passiamo agli altri due episodi andiamo oltre la violenza giovanile, se un adulto ha questi comportamenti nel caso della RSA è vera e propria delinquenza, nel caso dei parcheggi è una deficienza di educazione e rispetto.
L'educazione e il rispetto sono concetti legati alla convivenza civile, ma si basano su meccanismi diversi:
- educazione: è un insieme di norme formali, regole di condotta e buone maniere (come dire "buongiorno", "grazie" o rispettare il turno) che si apprendono in famiglia e nella società. È un codice esteriore che serve a facilitare i rapporti. Può esistere anche senza un reale coinvolgimento emotivo: si può essere educati per abitudine o per formalità, persino provando disprezzo (la cosiddetta "educazione di facciata").
- rispetto: è un valore profondo e un sentimento sincero di considerazione verso la dignità, i diritti e il valore di un'altra persona. Nasce da una scelta consapevole, dall' empatia e dall'ascolto. Può esistere anche in assenza di formalità rigide o convenzioni sociali. Ma in fin dei conti la mancanza di eduzione e rispetto risale ancora una volta a mancanze familiari, se i giovani non hanno rispetto è perché i genitori non hanno coraggio.
Coraggio di parlare ed ascoltare, di dedicare del tempo, di capire.
Ed ecco quindi cosa accomuna in negativo questi episodi, una famiglia assente, incapace di svolgere il proprio ruolo. La distruzione sistematica della famiglia così come di tutte le forme di cultura classica, come vorrebbero alcune teorie produce una civiltà disumana in viaggio verso l' autodistruzione.
Il fanatismo economico aspira a distruggere la famiglia, giacché essa – Aristotele docet, e con lui anche Hegel– costituisce la prima forma di comunità. La prima forma di amore, rispetto, educazione, scuola di vita.
Nelle vicende locali si erge ancora una volta in modo positivo la figura del Sindaco Gianni Fabiano che nel caso della RSA condanna senza appello i malfattori ma difende l'azienda il cui buon operato non può essere messo totalmente in discussione da alcuni scellerati e, recatosi subito sul posto, ha confortato pazienti e familiari, scosso quanto noi dall'atrocità dei gesti che hanno dovuto subire.
Nel caso dei parcheggi il Sindaco, con la pacatezza necessaria, ha spiegato che difficilmente l'istituzione può intervenire dove manca l'educazione degli adulti e non è neanche possibile pensare che la Polizia Locale di una piccola amministrazione abbia uomini e mezzi per arrivare dove dovrebbe essere sufficiente il cervello delle persone, che dovrebbero avere ben chiaro che i vigili non possono in contemporanea presidiare tutte le scuole del comune.
Non facciamo l'errore di pensare che le Istituzioni siano in grado di risolvere ogni problema senza l'aiuto dei cittadini, perché il ruolo della famiglia nella società è sempre primario, centrale ma dinamico e se necessario pronto ad evolversi.
Massimo Turci




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