FIFA 2026: IL MONDIALE DEI RECORD E L'ITALIA CHE NON C'È: UN SALASSO NON SOLO SPORTIVO
- improntaredazione
- 29 mag
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Dall'11 giugno il Nord America ospiterà l'edizione più imponente di sempre: i mondiali di calcio giunti alla ventitreesima edizione, la quattordicesima sotto la denominazione di "Coppa del mondo FIFA".
Dalla prima edizione del 1930 la coppa Jules Rimet, chiamata così fino al 1970, con solo 13 nazioni presenti e con la vittoria dell'Uruguay, si è arrivati a questa edizione 2026 con 48 nazioni presenti. E' la prima volta che i mondiali di calcio accolgono così tante squadre in rappresentanza di altrettante nazioni in una edizione oltretutto condivisa su più territori. E se Milano-Cortina 2026 avesse fatto scuola?
L'attesa è finita quindi, ma per noi il silenzio è assordante. Mentre i riflettori si accendono per la gara inaugurale dell'11 giugno, l'Italia si riscopre ancora una volta spettatrice. Per la terza volta consecutiva gli azzurri guarderanno il mondiale dal divano. Questa volta, però, il fallimento brucia di più: con 48 squadre al via, non far parte del banchetto globale non è più solo una crisi sportiva, ma un certificato di declino sistemico. È un vuoto che non è solo sportivo per l'immagine di una nazione che annovera quattro vittorie: dai trionfi del 1934 e 1938, che sancirono il primo dominio europeo, fino alla notte di Madrid nel 1982, il mondiale di Pablito, e al cielo azzurro sopra Berlino nel 2006. Quattro trionfi che, assieme alla Germania, piazzano l'Italia al secondo posto dietro solo al Brasile. Una mancanza che lascia l'amaro in bocca.
ATTUALITÀ: IL MONDIALE DEI TRE STATI E DELLE LUNGHE DISTANZE
Questa edizione è una sfida logistica senza precedenti. Si giocherà dai grattacieli di New York alle spiagge di Miami, dalle alture del Messico alle foreste del Canada. Le 16 città ospitanti sono state divise in tre regioni (East, Central, West) per limitare i viaggi, ma la pressione fisica sui giocatori sarà enorme.
Il nuovo regolamento prevede 12 gironi da 4 squadre, con l'introduzione dei sedicesimi di finale. Questo significa che, per alzare la coppa il 19 luglio al MetLife Stadium nel New Jersey, una squadra dovrà giocare otto partite anziché le classiche sette.
È un torneo di resistenza, un "Super Bowl" lungo un mese e mezzo che promette ricavi per oltre 9 miliardi di euro per la FIFA. Un'attualità vibrante che parla di innovazione tecnologica, stadi avveniristici e un mercato nordamericano pronto a esplodere definitivamente come nuova frontiera del calcio.
IL CRAC ECONOMICO: QUANTO CI COSTA RESTARE A CASA?
Ma veniamo alle note dolenti. L'assenza dell'Italia non è "solo" un dolore per i tifosi; è una voragine finanziaria per l' economia nazionale. Gli analisti stimano che il danno complessivo per il sistema-Paese superi i 570 milioni di euro. Una cifra monstre che si articola su più livelli.
IL DANNO DIRETTO ALLA FIGC
Tra premi FIFA mancati, il solo gettone di presenza garantito dalla Fifa è pari a circa 9,5 milioni di euro, che sarebbero aumentati con il passaggio dei turni. Per non parlare dei bonus degli sponsor che non verranno erogati e il crollo delle vendite del merchandising ufficiale (le iconiche maglie azzurre). Alla fine la Federazione perde circa 50-70 milioni di euro.
IL MERCATO PUBBLICITARIO E I MEDIA.
Durante un mondiale, i consumi legati alla pubblicità televisiva e digitale subiscono un' impennata. Senza l'Italia, l' interesse dei brand cala drasticamente. Rai e Sky (o i broadcaster detentori dei diritti) vedono svanire introiti pubblicitari stimati in oltre 100 milioni di euro.
CONSUMI E INDOTTO.
È qui che si registra il colpo più duro. Bar, ristoranti, catene di elettronica (per la vendita di nuovi televisori) e il settore del food delivery subiscono un rallentamento.
Gli italiani, senza la spinta emotiva della Nazionale, consumano meno. Il fuso orario che proporrà molte partite alla 21:00 di sera ora italiana, avrebbe aiutato a condividere momenti di aggregazione di antica memoria anni 80, da bar dello sport con tavoli in formica, bicchiere di vino rosso o una spuma per i più giovani, oggi trasformati in maxischermi in piazza, negozi aperti fino a tardi oppure nel paradiso delle consegne a domicilio (pizza e birra su tutti) e dei consumi casalinghi di gruppo.
Una contrazione che assieme alle mancate scommesse sportive si aggira in circa 400 milioni di euro. Difficile calcolare poi a livello economico il fatto di non essere presenti in Nord America, un mercato chiave per l' esportazione e il turismo. L'assenza significa poi perdere una vetrina globale da miliardi di spettatori.
CONCLUSIONE:
UN SISTEMA DA RIFONDARE
Mentre il Messico vs il Sud Africa (gruppo A) apriranno il torneo 11 giugno alle ore 21:00 presso l'Azteca stadio di Città del Messico, l'Italia resta a guardare le macerie di un movimento che per dodici anni non è riuscito a qualificarsi alla fase finale del torneo più importante. Gattuso ci ha provato e prima della partita contro la Bosnia Erzegovina, sembrava quasi che riuscisse nell'impresa, ma i rigori hanno decretato il loro verdetto. Ringhio ovviamente si è sentito responsabile ma ha ereditato una situazione che va oltre all'aspetto atletico. Stranieri a parte, la nazionale non attira e anzi “disturba” i club. Come una volta la coppa Davis, unico torneo in rappresentanza di una nazione (olimpiadi a parte) costretta a condividere il calendario con il circuito ATP ben più blasonato.
Proprio l'America, ago della bilancia di tanti equilibri (o disequilibri) mondiali sarà casa di questo mondiale e sarà proprio lo sport a prendersi carico di gettare le basi di quella convivenza tra popoli che spesso i politici non riescono a vedere. Il mondiale 2026 sarà grandioso, tecnologico e ricchissimo. Sarà la festa di tutti, tranne che nostra. Oltre all' orgoglio ferito, restano i conti in rosso di un Paese che ha scoperto, per la terza volta, che il calcio non è solo un gioco, ma un motore economico che abbiamo spento per negligenza. Ma certamente non sarà del tutto spento il tifo dei puristi che anzi in assenza della nazionale potranno esprimersi senza campanilismi vari, parteggiando contro una squadra europea come Spagna e Francia che sono le più quotate, o sud americana come il Brasile.
Resta da chiedersi se tutto questo giro di denaro sia giusto legarlo a un solo sport e se l'italiano, calciofilo per antonomasia, debba farsi un esame di coscienza e rivalutare altri sport che nel tempo hanno dato lustro all'Italia molto più spesso rispetto al calcio che ha visto primeggiare l'ultima volta nel lontano 2021 (europei 2020) e solo a livello europeo.
L'11 dicembre 2024 la FIFA ha assegnato l'organizzazione dei mondiali del 2030 al Portogallo, alla Spagna e al Marocco. L'uscita dai mondiali ha creato anche uno scossone tecnico e politico in federazione.
L'accoppiata, nuovo presidente della federazioni (Malagò?) e il nuovo c.t. (Baldini?) avranno un onere pesante. Riusciremo a esserci? Sarebbe bello anche perché la trasferta non sarà così impossibile come quella americana.
di Fabio Del Prete




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