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Sindaco, pioppi, deleghe, dimissioni, deliri di una notte di mezza primavera

La Politica non può essere improvvisazione, come non può esserlo l'Amministrazione di un Comune. Servono alcune “cose”, alcune che si possono imparare come leggere un bilancio, come redarre correttamente un Piano Generale del Territorio, come preparare un Piano Diritto allo Studio e tanti altri esempi. Alcune doti dovrebbero essere naturale dotazione di chi si cimenta nel ruolo di amministratore, come il buon senso, la disponibilità ad ascoltare, la capacità di mettere da parte rancori, livori, antipatie. Ci sarebbe poi la capacità di essere umili, di capire quando si sbaglia, ricordandosi sempre che si è arrivati lì non per grazia ricevuta ma per rappresentare i propri concittadini, anche quelli che non ti hanno votato. Adesso fate conto di non aver letto questa parte e vi troverete magicamente in mezzo a questa amministrazione di Peschiera.

Ci spieghiamo viene convocato un Consiglio Comunale con due soli punti all'Ordine del Giorno : la richiesta di ritiro delle deleghe al vice sindaco Righini, in quanto come assessore all'ambiente ed al territorio ha visto sgretolarsi le politiche ambientali della sua maggioranza avendo torto in diversi episodi che hanno suscitato perplessità ma anche scalpore. Secondo punto la proposta di concedere una benemerenza al Comitato la Voce degli Alberi per le numerose e meritorie azioni a favore dell'ambiente in particolare la questione Pioppi di via Galvani e, di conseguenza, in contrasto con il Vice Sindaco. Il primo punto viene discusso e votato, anzi viene approvato se pur con uno scarto minimo. Quindi il Consiglio, che è espressione della città, ha detto al sindaco: non hai più una maggioranza (ma questo si sapeva), devi ritirare le deleghe al vice sindaco che non gode più della fiducia di questa aula. Il Sindaco che per 5 anni non ha ascoltato nessuno ed ha viaggiato sorda ad ogni avvertimento sui binari della sua arroganza intellettuale, non si è smentita nemmeno questa volta. Non potendo mandare la Polizia Locale a casa di ogni consigliere, decide di non ascoltare il Consiglio e, siccome la deleghe sono un atto di fiducia, riconferma la fiducia a Righini. Poi che importanza ha che la città attraverso il voto dia indicazioni diverse, che quella che lei chiama maggioranza non esista più, niente, Caterina Prima ha deciso e non chiedetele pane se non volete brioches.

Si passa al secondo punto, cioè il riconoscimento di una benemerenza a quel gruppo di signore che, interpretando il desiderio della grande maggioranza dei cittadini, tanto hanno fatto e detto, portato esperti, approfondito ogni aspetto fino a raggiungere lo scopo, Pioppi salvi in via Galvani. Una amministrazione che rappresenti realmente la città ha il dovere di prendere atto della sconfitta, di capire che il volere dei cittadini va in un'altra direzione e adeguarsi senza arrabbiature, senza conflitti, doveva andare così.

In aula però c'è chi non ha digerito questo risultato finale, così come se si trattasse di tifosi allo stadio, si cerca di sminuire il fatto ed anche, cosa che è molto peggio, di sminuire la dignità, l'esempio, la forza morale di queste signore attaccandole in modo pretestuoso anche a livello personale. Così la ex maggioranza che nei mesi addietro non si è certo affaticata nel rispondere al Comitato trova due consiglieri Perotti e Capriglia che si scoprono alfieri delle battaglie perse e cercano, come si è detto, di sminuire le signore del Comitato. Come? Con toni e ammiccamenti non degni di aula consigliare, frasi tipo “le signore che abbracciano gli alberi” che dovrebbe essere una vergogna? Disquisizioni sul numero e la legalità del Comitato, come se la bellezza o la correttezza di una idea possa dipendere da un numero o da un articolo, la supposizione che dietro a questo comitato ci sia una presenza occulta che manovri a danno della Giunta. Ebbene sì, per quanto ne sappiamo dietro a queste signore non c'è un partito politico, non ci sono interessi, non ci sono retropensieri.

C'è tanta gente, c'è la città che intorno a queste signore ha trovato il gusto di sposare una battaglia giusta. Poi, siccome al peggio non c'è mai fine, si riapre sui social una diatriba inutile tra l' Amministrazione e la lista che la sostiene contro il Comitato nel tentativo di trovare una responsabilità, una giustificazione, delle scuse, sinceramente non si capisce questo accanimento nel difendere l'indifendibile e sostenere l'insostenibile. In conclusione possiamo tornare alle prime righe di questo articolo, chi vuole rappresentare la città deve agire con “la diligenza del buon padre di famiglia”, se non ci sono i requisiti, se non c'è la volontà di ascoltare, se si pensa di avere sempre ragione a prescindere, forse è meglio dedicarsi ad altro.

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