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POLITICANTI, POLITICI E STATISTI

Esiste una differenza, e non sottile, tra politicanti e politici ed una, perfino maggiore diversità, tra coloro che sono semplici politici e gli statisti. Perché affrontare ora questo tipo di argomento?

Forse perché dopo decenni di persone elette da noi ma che forse riteniamo che non ci rappresentino, dopo avere constatato che i privilegi dei parlamentari sono intoccabili, dopo avere visto che la distanza tra palazzo e popolo è più o meno sempre la stessa, e questo vale a Roma come nei comuni, forse è venuto il momento di accrescere il nostro livello culturale anche per capire perché il livello medio della classe politica in Italia è sceso sotto il minimo sindacale.

Cominciamo col dire che “Un politico è qualcuno che pensa alle prossime elezioni, mentre lo statista pensa alle generazioni future. Il politico pensa al successo del suo partito, lo statista al bene del suo Paese” . La citazione ripresa da Alcide De Gasperi è del teologo statunitense James Freeman Clarke, già ci indica un netto distinguo che ci permette di capire l'enormità della differenza tra politico e statista e, oggi, la difficoltà nel individuare i possibili statisti.

Ma c'è di peggio, i politicanti. E sono coloro che svolgono l'attività senza averne grandi capacità, arrivati dove sono per caso, per amicizia, per convenienza.

Persone magari rispettabili ma che non incidono sulla “cosa” pubblica perché non sono capaci, perché non ne hanno né voglia né competenza, che si fregiano dei galloni di deputato, sindaco, consigliere ma tutto si ferma li.

Ma torniamo ai politici, rispetto ai politicanti sono dotati di intelligenza, furbizia, capacità di manovra e senso del potere. Sono in grado di rimanere sulla cresta dell'onda per anni, magari da protagonisti, il cambio dello scenario politico non li spaventa, il loro credo li porta a seguire il profumo della vittoria, li possiamo trovare dove c'è una formazione politica in ascesa, la dottrina politica, gli ideali, la coerenza sono noiosi orpelli di cui liberarsi al bisogno.

Lo statista invece è quel politico che svolge il proprio compito subordinando la naturale ambizione personale ad una visione lungimirante della società. Cioè dove esiste una idea di futuro verso cui indirizzare il Paese o la città, lo statista ha una visione e questa visione lo spinge anche a prendere decisioni che non sempre sono condivise immediatamente dai concittadini, ma che alla lunga si dimostrano benefiche per tutti.

Ma per arrivare a dimostrare di essere politici capaci e poi, chissà magari statisti, bisogna cominciare e, purtroppo, i primi passi bisogna muoverli nelle segreterie dei partiti. Forse ricorderete come una volta i partiti in prossimità delle elezioni si mettessero in caccia delle personalità, dei profili importanti da candidare; il medico, il grande avvocato, in certi casi perfino l' attore o l'artista.

Da quando le liste dei candidati sono dei grigi elenchi preparati dalle segreterie e che già contengono i nomi di chi sarà sicuramente eletto, ecco che sono spariti il grande chirurgo e il famoso avvocato, ma le liste si sono riempite di amici, parenti, persone senza arte ne parte ma funzionali al progetto generale: non intralciare chi guida. Ecco quindi che sono aumentati i politicanti, diminuiti i politici (nel senso più alto del termine), spariti gli statisti. Allora diciamo con forza che la collaborazione, la necessità di affrontare i problemi quotidiani del Paese, il superamento di pregiudizi e rivalità non possono essere garantiti da quei partiti e movimenti simili a feudi di potere dove si lotta per conquistare e conservare poltrone. Il sistema politico italiano ha accumulato e patisce forti carenze formative, ideologiche e tecniche, questa debolezza intrinseca porta ad una delegittimazione politica e sociale delle istituzioni e le fa diventare terra di conquista per le forze negative del nostro Paese, corruzione, infiltrazioni mafiose e, nella migliore delle ipotesi, insensibilità verso i problemi sociali.

Come uscirne? Vorrei ricordare l' ambasciatore Luca Attanasio, ucciso da un attacco terroristico nella Repubblica del Congo, e con lui il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista Mustafà Milambo. Attanasio parlava sempre e a tutti del fatto che il suo lavoro non fosse una mansione ma una missione. Missione non è un fatto religioso, ha un grande valore laico, esige dedizione, disponibilità emotiva, intellettuale, etica con lo scopo di produrre il bene per tutti. Dovrebbe essere la missione di tutti quelli che si avvicinano alla politica.



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