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L’Impronta Sportiva Da Örnsköldsvik a Milano Cortina 2026: L’Evoluzione del Coraggio

  • improntaredazione
  • 13 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Il conto alla rovescia è terminato. Dal 6 al 15 marzo, l’Italia tornerà a essere il centro del mondo sportivo con i XIV Giochi Paralimpici Invernali. Dieci giorni di adrenalina pura tra le vette di Cortina e Tesero, il ghiaccio di Milano e l'abbraccio storico di Verona. Ma per capire l’importanza di questo evento, che vedrà atleti sfidarsi nel Para Biathlon, Para Hockey, Para Sci Alpino e di Fondo, Para Snowboard e Wheelchair Curling, bisogna guardare indietro, a dove tutto ebbe inizio.

Un viaggio lungo cinquant'anni

La storia delle Paralimpiadi invernali non è fatta solo di cronometri e medaglie, ma di barriere abbattute. La prima edizione ufficiale si tenne nel 1976 a Örnsköldsvik, in Svezia. All'epoca, la partecipazione era limitata principalmente ad atleti con disabilità visive o amputazioni. Le discipline erano solo due e come avvenne per i giochi paralimpici estivi, l’idea nacque partendo dai mutilati di guerra. Da quel lontano marzo svedese, il movimento ha compiuto passi da gigante, trasformando un evento di nicchia in un fenomeno globale capace di ridefinire il concetto stesso di "limite".

Se le prime edizioni servivano a dimostrare che lo sport era possibile anche nella disabilità, oggi le Paralimpiadi ci dicono che lo sport è eccellenza tecnica assoluta. Gli atleti che vedremo a Milano Cortina non chiedono compassione, ma ammirazione per prestazioni che rasentano la perfezione fisica e mentale.

Milo: Il simbolo di una nuova consapevolezza

Il volto di questa edizione è Milo, l'ermellino dal manto chiaro che, insieme alla sorella Tina (mascotte olimpica), rappresenta l'energia dell'Italia. Ma Milo non è solo un simpatico personaggio di pezza; la sua storia è il cuore pulsante del messaggio paralimpico. Nato senza una zampetta, Milo non si è arreso: con ingegno e forza di volontà, ha imparato a usare la coda per muoversi, saltare e gareggiare. Il suo nome, che richiama Milano, porta con sé una narrazione potente: la diversità non è una sottrazione, ma una risorsa. Milo ci insegna che non è la mancanza di qualcosa a definirci, ma il modo in cui usiamo ciò che abbiamo per superare l'ostacolo. È il riflesso perfetto di ogni atleta che scenderà in pista: persone che hanno trasformato la propria condizione in una specializzazione estrema.

Claudio Arrigoni, giornalista della Gazzetta dello Sport, collabora con varie testate, tra cui Corriere della Sera e RAI. Oltre a tante paralimpiadi estive, ha seguito quattro di quella invernali (da Lillehammer 1994 a Sochi nel 2014). È stato consulente per la comunicazione del comitato organizzatore dei Giochi Paralimpici Invernali a Torino 2006. Vincitore del premio CONI-USSI per l'ideazione del programma Sporthandicap, l’abbiamo interpellato a poche ore dall’inizio.

 Claudio, quanto il mondo della disabilità non sportiva può trarre giovamento dai giochi paralimpici?

Ci sono molti valori che i giochi paralimpici migrano verso il mondo della disabilità non sportiva. Il progresso tecnologico che lo sport spinge per ottenere prestazioni, aiuta a esaltare non la disabilità ma la capacità ad emergere anche nella diversità. A livello tecnologico, i Giochi del 2026 funzionano come un enorme laboratorio a cielo aperto.

Molte soluzioni che oggi vediamo testate per gli atleti o per gli spettatori diventeranno standard commerciali accessibili a tutti nei prossimi anni.

Cosa resta all’Italia e agli italiani?

C’è un aspetto più sottotraccia ma molto importante che anima questi Giochi. Lo sblocco culturale che aiuta a chi vive il mondo della disabilità con distacco, a fare propria quella solidarietà e quel senso sociale che diversamente resterebbe sopito. I Giochi Paralimpici di Milano Cortina 2026 non sono solo una celebrazione dell'atletismo d'élite, ma rappresentano un vero e proprio acceleratore di diritti per chi vive la disabilità nel quotidiano. L'evento ha forzato un massiccio piano di investimenti (oltre 75 milioni di euro solo tra Milano e Verona) per rendere accessibili luoghi storici e infrastrutture critiche che, altrimenti, avrebbero richiesto decenni per essere aggiornate.

Un segnale per il futuro

Ospitare i Giochi in Italia, tra Milano, Cortina, Tesero e Verona, significa anche assumersi una responsabilità culturale. Il messaggio è chiaro: l’inclusione non è un traguardo raggiunto, ma un percorso continuo. Le infrastrutture accessibili e l’attenzione mediatica sono strumenti fondamentali, ma il vero cambiamento avviene nello sguardo dello spettatore. Guardando le gare di Para Hockey o le discese vertiginose del Para Sci Alpino, il pubblico non vedrà "disabili che fanno sport", ma campioni che sfidano la gravità. I XIV Giochi Paralimpici Invernali sono l'occasione per celebrare un mondo dove la resilienza non è solo una parola, ma un gesto atletico concreto. Come Milo, l'Italia è pronta a dimostrare che, con la giusta dose di grinta, ogni ostacolo può diventare un trampolino di lancio verso la gloria. Quanto l’Italia sia in grado di fare grandi cose lo si è visto con i fatti dal 6 al 22 febbraio e quanto sia capace di curare i dettagli, lo si vedrà per esempio, nelle medaglie olimpiche dei XIV Giochi Paralimpici. Esse presentano una particolarità: hanno dei fori circolari e incisioni in Braille che permettono agli atleti non vedenti o ipovedenti di distinguere il metallo (Oro, Argento o Bronzo) semplicemente al tocco o attraverso il suono che emettono se scosse. 

Cosa aspettarsi.

L'Italia arriva a Milano Cortina 2026 con una delle delegazioni più forti della sua storia paralimpica. L'obiettivo dichiarato è superare le 7 medaglie ottenute a Pechino 2022, puntando a entrare nella "Top 10" del medagliere globale. Mentre a Pechino l'Italia ha vinto 2 ori, 3 argenti e 2 bronzi, per il 2026 i tecnici prevedono un potenziale di 10-12 medaglie. La spinta del pubblico di casa e la maturità di atleti come Bertagnolli e De Silvestro potrebbero regalare all'Italia il miglior risultato di sempre dopo l'edizione di Torino 2006.

Il termine "Paralimpico" deriva dal greco pará (accanto), e sta ad indicare che questi Giochi corrono parallelamente alle Olimpiadi, con la stessa dignità e lo stesso rigore agonistico. Tutti pronti allora, di persona a Santa Giulia oppure nelle venus di nord Italia, o anche davanti alla televisione, ad applaudire questi atleti perché non sono figli di un Dio minore ma anzi sono una fucina di insegnamenti per tanti se non per tutti.

Fabio Del Prete

 

 

 
 
 

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