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SCIANGAI Geometrie casuali e mano ferma: il rito dello Sciangai

  • improntaredazione
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Chi, da bambino, non si è ingegnato davanti a un ammasso di bastoncini per riuscire a prenderli tutti?

Sì, stiamo chiaramente parlando del gioco dello Sciangai (o Mikado), uno dei passatempi più semplici ma al contempo complessi dei tempi analogici, che a tutti, almeno una volta, ha dato del filo da torcere.

E qui scatta inevitabile quel momento da “ti sblocco un ricordo”: il silenzio concentrato attorno al tavolo, gli occhi fissi su un bastoncino incastrato tra altri mille, il respiro trattenuto mentre lo si solleva di pochi millimetri… e qualcuno pronto a dire “si è mosso!” anche quando forse non era vero.

Lo “strumento di lavoro” dello Sciangai sono 41 bastoncini – che ricordano quelli degli spiedini –, con delle fasce di colore blu e rosse, simili ma leggermente differenti tra loro, che attribuiscono un valore a ogni sciangai. A dare il via alla partita, che richiede almeno due partecipanti, è un giocatore che lascia cadere i bastoncini sul tavolo.

Lo scopo è prendere il maggior numero possibile sfilandone uno per volta senza muovere gli altri, altrimenti il turno passa all'altro giocatore. Il primo bastoncino va necessariamente preso a mano, dal secondo è possibile aiutarsi con quelli già raccolti.

Il gioco termina quando sono stati presi tutti gli sciangai, vince chi totalizza più punti.

Molto caratteristica è la classica scatola in cui vengono riposti i mikado: rettangolare, di legno, con il coperchio scorrevole.

Nonostante il nome abbia un chiaro rimando orientale, e molto probabilmente derivi da antichi passatempi cinesi o giapponesi, l'origine dello forma moderna è invece europea. Sembrerebbe, infatti, che fosse già conosciuto nella Francia del XVI secolo col nome di Jonchets.

La versione che conosciamo oggi, si sarebbe diffusa dall'Ungheria – dove veniva chiamato Marokko – fino ad arrivare addirittura negli Stati Uniti nel 1936.

Il nome Sciangai o Mikado non è per un rimando preciso, bensì si tratta di una scelta puramente commerciale, per dare un rimando esotico.

Si tratta di un gioco che allena concentrazione, precisione e pazienza, nel tempo diventato un classico dei tempi in cui la tecnologia non aveva preso il sopravvento su tutto (o non esisteva proprio).

E forse è proprio questo il suo fascino più grande: bastano pochi bastoncini e un tavolo qualsiasi per ritrovarsi, ancora oggi, esattamente lì, in bilico tra strategia e mano ferma, tra competizione e ricordi.

di Alessia Iannotti



 
 
 

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