top of page

Parliamo di referendum

  • improntaredazione
  • 13 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Come si fa a non parlare di referendum? Ci proviamo anche noi. Innanzi tutto modificare la Costituzione non è un delitto di lesa maestà, la nostra Costituzione è stata modificata 46 volte in 80 anni e, pur essendo sempre ottima e valida, ogni tanto un ritocco ci vuole. In questa occasione saranno 7 gli articoli oggetto di modifica, tra i passi più importanti la separazione delle carriere tra giudice e PM, iniziamo col dire che oggi si va a modificare una legge Fascista del 1936 a firma Grandi poi rivista nel 1941, con la separazione l’Italia va ad adeguarsi  agli altri stati democratici europei, mentre per le carriere unite sono schierati per lo più Paesi antidemocratici come Cina, Arabia, Bengala, Corea del Nord. È importante chiarire che la riforma non incide sull’autonomia esterna dell’ordine giudiziario, che resta garantita dalla Costituzione. Giudici e pubblici ministeri continuano a essere soggetti soltanto alla legge e non vengono posti in alcun rapporto di dipendenza dall’esecutivo o da altri poteri dello Stato. Quindi con la riforma chi sceglie di fare il PM farà la sua carriera in questo ruolo., il giudice farà altrettanto. Alcuni dicono che la separazione delle carriere è già prevista, ma non è così è prevista la separazione delle funzioni, in realtà poco praticata, ma il referendum rende definitiva una modifica organizzativa necessaria. La novità riguarda invece l’organizzazione interna dell’autogoverno. Con la riforma, ciascuna carriera dispone di un proprio Consiglio Superiore, competente a gestire gli aspetti fondamentali della vita professionale dei magistrati. Questa scelta mira a rendere più netta la distinzione dei percorsi e a rafforzare l’autonomia reciproca tra funzione giudicante e funzione requirente. Il Presidente della Repubblica mantiene un ruolo di garanzia, assicurando continuità e equilibrio istituzionale nel nuovo assetto. In pratica fino ad oggi vi è stato un solo CSM, eletto in base a correnti interne alla magistratura, molto poco propenso a giudicare gli errori dei colleghi ma molto disponibile a favorire le carriere dei colleghi della propria corrente. Per superare questo scoglio viene introdotto il sorteggio. È utile precisare che la riforma non modifica la composizione complessiva degli organi di autogoverno sotto il profilo del peso della magistratura: la componente togata resta largamente prevalente, secondo percentuali analoghe a quelle già previste dall’assetto attuale. La discussione riguarda quindi non l’autonomia o la composizione dell'organo, ma le modalità di selezione dei suoi componenti. Il sorteggio viene presentato come uno strumento idoneo a spezzare assetti consolidati e a favorire  una maggiore neutralità degli organi di governo interno. In questa prospettiva, la selezione casuale dei componenti dovrebbe limitare la formazione di equilibri stabili e ridurre il rischio che le decisioni siano influenzate da logiche di appartenenza. Un ulteriore elemento centrale della riforma sottoposta a referendum riguarda il sistema dei procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Il testo approvato dal Parlamento prevede l’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale, chiamata a esercitare la giurisdizione disciplinare sia nei confronti dei magistrati giudicanti sia di quelli requirenti. La Corte disciplinare è composta in parte da magistrati e in parte da giuristi esterni, cioè professori ordinari di Diritto con 15 anni di esperienza nel ruolo. Al di là delle posizioni favorevoli o contrarie, il referendum sollecita una riflessione più ampia sul modello di giustizia e sui meccanismi di equilibrio tra le funzioni. Il confronto riguarda temi strutturali, come l’autogoverno, la rappresentanza interna e il ruolo delle dinamiche associative, e si inserisce in un dibattito che coinvolge istituzioni, operatori del diritto e cittadini. Per orientarsi in modo consapevole è utile analizzare il contenuto della riforma e le conseguenze giuridiche dell’esito referendario, evitando letture semplificate o esclusivamente politiche. Quindi chi banalmente cerca di ridurre il referendum ad un voto pro o contro il governo sbaglia anche perché in caso di vittoria del no il problema si riproporrebbe necessariamente, in quanto l’Italia sarebbe l’unico Stato Europeo con un ordinamento giuridico diverso dagli altri Paesi. Se in fine qualcuno dovesse chiedere al vostro articolista come voterà, non ho problemi a dire che il mio voto sarà SI.

Massimo Turci


 
 
 

Commenti


© 2020 L'IMPRONTA PERIODICO . 

bottom of page