L'Impronta sportiva SAFEGUARDING una vittoria o una sconfitta?
Tempo addietro sono rimasto incuriosito da un libro-inchiesta che affronta lo spinoso problema della salvaguardia degli atleti, siano essi ragazze o ragazzi, una salvaguardia che non riguarda solo gli abusi sessuali.
Impunità di gregge, scritto da Daniela Simonetti ed edito da Chiarelettere, affronta tutto ciò che ruota attorno a sesso, bugie e omertà nel mondo dello sport. Alla fine della lettura mi sono posto una domanda:
Siamo di fronte a una società contemporanea degenerata o a un male antico che finalmente trova la forza di uscire dall' ombra?
Per decenni il mondo dello sport ha goduto di una sorta di extraterritorialità morale e giuridica. Ciò che accadeva tra le pareti delle palestre, negli spogliatoi o nei collegiali nazionali doveva rimanere confinato lì, sublimato dal dogma del sacrificio, dalla corsa alla medaglia e dall'autorità incontestabile dei tecnici.
La storia dello sport insegna che gli abusi ci sono sempre stati; la differenza adesso la fa la possibilità e il coraggio di denunciare. A Montreal nel 1976, nel silenzio forzato del regime, il mondo si incantò di fronte al primo "10 perfetto" della quattordicenne rumena Nadia Comăneci. Solo decenni dopo, con la desegretazione dei documenti della Securitate, emersero i dettagli di un regime di allenamento fatto di percosse, privazioni di cibo e acqua e violenze psicologiche: l'atleta era proprietà dello Stato e il dolore un prezzo dovuto alla propaganda. Ma la politica totalitaria non è l'unica responsabile. Nella democratica America emerse una gravissima falla istituzionale con lo scandalo di Larry Nassar e della USA Gymnastics. Il medico federale fu condannato per aver abusato di oltre 300 ginnaste in vent'anni. Nel 2021, Simone Biles accusò davanti al Senato degli Stati Uniti l'intera filiera, federazione, comitato olimpico ed FBI, colpevole di aver coperto i fatti per anni pur di non intaccare immagine e ricavi.
Piano piano il muro dell' omertà iniziò a sgretolarsi facendo emergere altri casi emblematici tra cui, tratti dalla storia recente:
● "DOPING DI STATO" (DDR, 1960-1989): Migliaia di giovani atleti vennero sottoposti a loro insaputa a somministrazioni di steroidi (programma Staatsplan 14.25), subendo danni fisici e psicologici permanenti.
● PENN STATE UNIVERSITY (USA, 2011): L'allenatore Jerry Sandusky usò la sua fondazione per abusare di oltre 50 minori per più di vent'anni, coperto dai vertici dell'ateneo per proteggere un programma di football da decine di milioni di dollari.
● CALCIO GIOVANILE BRITANNICO (UK, 2016): La denuncia dell'ex calciatore Andy Woodward contro il reclutatore Barry Bennell scatenò un effetto domino: oltre 800 ex calciatori denunciarono 300 allenatori e scout operanti tra gli anni '70 e '90, evidenziando le omissioni della Football Association.
L'ITALIA E LE DENUNCE RECENTI
L'Italia non è stata esente da questo fenomeno. Nell' autunno del 2022, le denunce delle ex "Farfalle" della ginnastica ritmica (tra cui Nina Corradini, Anna Basta e Giulia Galta-rossa) hanno aperto il fronte della violenza psicologica: pesate pubbliche, umiliazioni, lassativi e terrore morale usati come "metodo di allenamento". L'inchiesta ha portato a ripercussioni sulla giustizia sportiva e ordinaria, commissariamenti e all' introduzione di nuovi protocolli.Il caso di Desio ha scoperchiato il vaso di Pandora in diverse altre discipline:
● NUOTO ARTISTICO: Segnalazioni di abusi psicologici e body shaming estremo.
● SCHERMA (Chianciano Terme, 2023): La denuncia di stupro di gruppo presentata da una schermitrice diciassettenne uzbeka contro tre atleti italiani.
Pur essendosi conclusa nel maggio 2026 con l' assoluzione dei due atleti maggiorenni in sede preliminare "perché il fatto non sussiste", la vicenda ha imposto una revisione dei protocolli di sicurezza nei ritiri.
● EQUITAZIONE (MILANO, 2025): L'arresto di un istruttore di maneggio accusato di abusi sessuali sistematici su allieve minorenni sfruttando il proprio ruolo.
● TIRO CON L'ARCO (ROMA, MAGGIO 2026): Gli arresti domiciliari per Matteo Bonacina, campione paralimpico, accusato di stalking e violenza sessuale nei confronti di almeno cinque atlete e un'allenatrice tra il 2019 e il 2024.
LA SVOLTA DEL SAFEGUARDING E LE SFIDE APERTE
L'emersione di questi casi ha costretto il sistema a intervenire. Con la Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021, a regime dal 2024), l'Italia ha introdotto l'obbligo per tutte le associazioni e società sportive (ASD e SSD) di adottare modelli organizzativi (MOG) e di nominare un Responsabile Safe-guarding: una figura terza preposta a prevenire e contrastare abusi, violenze e discriminazioni.
La realtà ha dimostrato la stretta necessità di questa figura per superare due falle storiche:
1. Il "predatore nomade": Allenatori allontanati ufficiosamente che cambiavano club continuando a tesserarsi altrove.
2. La sovrapposizione tra controllore e controllate: La coincidenza tra chi doveva ricevere la denuncia e i dirigenti interessati a insabbiare il caso per tutelare l'immagine della società.
Le nuove norme introducono strumenti indispensabili: piattaforme di whistleblowing criptate, obbligo di acquisizione del casellario giudiziale per gli istruttori, codici di condotta chiari e obbligo di trasmissione alla Magistratura per i reati perseguibili d'ufficio.
Resta tuttavia un'ombra: dal 2017 si sono celebrati oltre quaranta processi per abusi nel mondo sportivo italiano e il CONI non si è mai costituito parte civile, né ha mai concretizzato progetti come il numero verde preannunciato nel 2017 dall'allora presidente del CONI Giovanni Malagò in una intervista del 8 novembre.
Siamo dunque di fronte a una società contemporanea degenerata o a un male antico che trova la forza di uscire dall'ombra?
Probabilmente entrambe le cose: da un lato il crollo dei valori civili e il disprezzo della persona, dall'altro un numero sempre maggiore di vittime che trovano il coraggio di rompere il muro dell' omertà.
Nonostante l' impalcatura legislativa, il Safe-guarding rischia di scontrarsi con la storica tendenza corporativa delle federazioni a proteggere i propri quadri tecnici e i propri campioni. La vera sfida non è la scrittura dei regolamenti, ma la loro reale applicazione, affinché la nomina dei responsabili non si riduca a una mera formalità burocratica.
Per completare il percorso, il CONI in prima o le federazioni dopo, devono assumere una posizione netta, radendo al suolo le complicità e bandendo definitivamente chiunque venga riconosciuto colpevole dalla giustizia ordinaria.
“Eppur si muove” diceva Galileo Galilei e in effetti i primi riscontri stanno dando dei risultati. Fino a poco tempo fa, un tesserato radiato da una singola federazione (es. il Calcio) poteva teoricamente tentare di tesserarsi in un'altra (es. il Tennis). Il CONI ha modificato i Principi Fondamentali degli Statuti per stabilire che la radiazione disciplinare definitiva produce effetti nell' intero ordinamento sportivo.
Chi viene radiato da una federazione viene espulso da tutto lo sport italiano.
E questa è solo una delle nuove norme che regolano l'ordinamento del safeguarding. Le regole servono per fare chiarezza ma quello che nessuna norma scritta potrà imporre è la cultura del rispetto, una cultura che anche grazie alle regole imposte, sta trovando spazio nelle nuove generazioni.
E allora ben venga il safeguarding con la speranza che i giovani atleti vengano rispettati per cultura e non per legge.
di Fabio Del Prete




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