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Intervista alla Scrittrice Marina Marazza

  • improntaredazione
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

 

 Per prima cosa Marina ti chiedo di spiegare ai nostri lettori come mai hai dedicato una saga a Giulia Barolo.

M.: Juliette Colbert de Maulevrier che è diventata Giulia di Barolo è il personaggio dell'anno. A gennaio a Torino le hanno dedicato una statua, la prima di una donna in città, una statua molto storytelling che la raffigura mentre tiene tra le braccia una popolana sofferente.

Un po' la sintesi di quella che è stata tutta la sua vita, spesa al servizio di chi ha bisogno. Un'esistenza che parte dalla Rivoluzione francese, aspramente sofferta, si snoda in un esilio che la condurrà poi alla corte di Napoleone come dama di compagnia dell'imperatrice Giuseppina e poi a conoscere il marchese Tancredi di Barolo e sposarlo, naturalizzandosi piemontese e diventando una delle persone più influenti e attive del Piemonte restaurato sotto i Savoia.

Amica di santi sociali come Cottolengo, Cafasso e Bosco, intima di principi e re come Carlo Alberto e poi Vittorio Emanuele II e soprattutto delle loro sventurate mogli, sovrintendente delle carceri dove cambia la vita delle detenute con la sua mentalità illuminata e rivoluzionaria, Giulia di Barolo al fianco del suo formidabile marito Tancredi è una figura di sorprendente modernità, sfaccettata e combattente, capace di allacciarsi il grembiule alla vita e versare la zuppa ai poveri alla mensa allestita a Palazzo Barolo, come l'asilo per i bambini più miserabili, e poi salire nei suoi appartamenti e indossare le toilettes ultima moda per trasformarsi nell'influencer e salonnière che ha contatti con i Cavour, i d'Azeglio, i Seyssel e le migliori famiglie che vengono da lei coinvolte in un progetto sociale di enorme portata.

 

Rispetto ai tuoi romanzi precedenti la saga è una novità, come mai questa scelta?

M.: Tanta materia che si srotola in un lasso temporale che comprende Rivoluzione francese, Terrore, Guerra di Vandea, direttorio, epoca napoleonica, Restaurazione, Risorgimento via via fino all'Unità d'Italia, mescolando Storia e storie, fatti e cronaca, svelando i retroscena umanissimi delle più note figure dell' epoca conosciute sui banchi di scuola, Cavour, d'Azeglio, Pellico, i re e i principi Savoia, necessitava di un respiro narrativo superiore alle mille pagine distribuite in una trilogia di cui Il rosso del re appena uscito costituisce il cuore pulsante. Tra le varie cose cha ha fatto, Giulia ha creato il vino barolo, eccellenza del made in Italy, e questo è un altro romanzo dentro il romanzo, un'avventura durata anni, culminata in fatti leggendari come la processione delle centinaia di botti che la marchesa di Barolo ha mandato al re Carlo Alberto dalla Cascina del Pilone a corte con una formidabile operazione di marketing ante litteram.

Ho mantenuto una scansione cronologica, ma ciascun volume può essere letto indipendentemente dagli altri e ha forti protagonisti che si affiancano a Giulia e Tancredi, come Cavour, Pellico, Lamartine, Cottolengo, Carlo Alberto, e la cronaca del tempo è parte del vissuto e del narrato, come l'affaire della sedicente medium Carlotta che cercò di ingannare il re e il thriller/horror di uno dei primi serial killer della storia, un canavesano che fu soprannominato la jena di San Giorgio.

 

Quali sono le licenze che ti sei permessa a livello storico?

M.: Mi permetto un minimo esiguo di licenza storica, perché i miei romanzi sono costruiti col materiale documentale che serve a un saggio, come dimostra la bibliografia di centinaia di titoli che metto in fondo e che costituisce un po' la punta dell'iceberg, dato che è documento storico una lettera, un vestito, un oggetto, un ritratto.

Ho fatto scivolare qualche volta gli avvenimenti un poco più avanti o indietro nell’economia temporale, ma tutto quel che è narrato nella saga ha una solida base documentale. È curioso notare che gli episodi più incredibili e clamorosi siano proprio quelli più documentati e la fantasia del romanziere è poca cosa al confronto delle bizzarre verità della Storia.

 

Ho notato che a chiusura dei tuoi romanzi dedichi uno spazio speciale per i tuoi fedeli lettori, vuoi raccontarci di cosa si tratta?

M.: Proprio per chiarire le eventuali licenze narrative, alla fine del romanzo c'è una potente appendice che comprende un elenco dei personaggi, trattandosi di una narrazione fortemente corale che fa agire figure storicamente esistite, una cronologia dei fatti che rimette tutte le date al loro posto e soprattutto una chiacchierata con i miei lettori che approfondisce i principali accadimenti chiarendo le eventuali licenze o discrepanze dalla realtà storica e fornendo ulteriori dettagli documentali.

Molti lettori approcceranno quei personaggi e quel periodo solo attraverso quelle pagine, non sono cultori della materia, e hanno il diritto di sapere quel che è verità documentata e quel che è verosimile ma non documentato oppure i punti sui quali non tutti gli storici sono unanimi.

Questa serietà di approccio è stata molto apprezzata e ha fatto sì che i miei libri vengano letti anche nelle scuole superiori e nelle università ed è una grande soddisfazione quando dei giovani studenti ti dicono che ora, dopo aver letto le mie pagine, vedono quel personaggio o quell'accadimento con occhi nuovi e si rendono conto che il passato e chi ha vissuto prima di noi non sono cose lontane, noiose e remote e che la più grande romanziera rimane la Storia, a patto di raccontarla senza censure e con trasparenza nei confronti degli uomini e delle donne che ci hanno preceduto, con i loro difetti e le loro virtù.

Non esistono eroi e santi, nei miei libri, solo esseri umani che hanno fatto del loro meglio e del loro peggio, come tutti noi, hanno fatto cose giuste e sbagliate, sono caduti e si sono rialzati. Il tutto in una mescolanza totale di genere letterario perché il romanzo storico è un grande contenitore trasversale: romanzo di formazione, d'amore, di guerra, giallo, thriller, horror, fantastico, comico, tutto si mescola, come nella vita, pennellando un grande affresco che ti scorre davanti come una fiction, in capitoli brevi e serrati dove le battute di dialogo sono spesso prese dalle lettere scritte dai protagonisti. In fondo al libro lascio sempre una mail per dare modo a chi ha letto di mettersi in contatto con me: il feedback del lettore è prezioso.

Vorrei che la storia di Giulia venisse conosciuta dal maggior numero di persone possibile, perché è incredibilmente moderna e tocca temi ancora scottanti, come le condizioni carcerarie, la pena di morte, l'impegno di chi può dare qualche cosa a chi ha di meno, la condizione femminile che racconto, sia delle principesse che delle serve.


Ce ne vorrebbero ancora, di Giulie, in questo 2026 che segna il 240esimo anniversario dalla sua nascita, per trascinarci con la forza dell'esempio a fare qualche cosa di buono per gli altri.

di Carla Paola Arcaini



 
 
 

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