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HA VINTO IL NO... però... forse

  • improntaredazione
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Ha vinto il NO, questo risultato, ogni risultato, obbliga a qualche necessaria riflessione.

Il NO ha vinto in quanto ha saputo mobilitare il proprio elettorato, al contrario di un centro destra che, come consuetudine, non sente sulla pelle la necessità di votare, vediamo il perché. Per l'elettorato di centro destra, pur considerando necessaria una riforma della magistratura, altri temi avrebbero avuto la precedenza: il fisco, la sanità e la sicurezza.

Di sicuro a destra c'è una grande  diffidenza verso il lavoro dei magistrati, diffidenza ora più che mai giustificata dalla stolta esultanza dei magistrati di Napoli che festeggiano la vittoria al canto di bella ciao così tanto per confermare la loro appartenenza politica ben lungi dall' equidistanza richiesta a chi fa un così delicato lavoro.

Non ha giovato inoltre il momento bellico, l'Italia è di fatto vicina all'Ucraina anti Russia e a Trump e Netanyahu, certo la colpa non è della Meloni, è dai tempi di Yalta che siamo obbligati a seguire la scia degli USA ma forse sarebbe utile farlo con maggiore distacco, prendiamo ad esempio il leader spagnolo Sanchez che riesce a dire il contrario di quello che fa, a parole contrario ad ogni iniziativa che riguardi le armi, no aiuti, no basi, no navi; poi scopri nei fatti si aiuti, si basi, si navi, insomma non sarà un granché eticamente ma comunica meglio. La sinistra ha vinto perché ha scatenato quello che piace in Italia: il clima da derby con insulti.

Da subito la parola d'ordine è stata salviamo la Costituzione, fa niente se la Costituzione è stata modificata 46 volte in 75 anni, e spesso con provvedimenti mal visti dal popolo. Ad esempio la creazione nel 1989 del “Tribunale dei Ministri” voluta dal centro sinistra per giudicare i reati commessi dai ministri togliendoli alla giustizia ordinaria, o anche nel 1993 la creazione della “immunità parlamentare”.

Quindi la Costituzione è stata toccata più volte e anche male, in questo caso poi la riforma non era così ingiustificata, prendiamo la separazione delle carriere, cioè la netta divisione tra PM e giudice, carriere oggi unite da un primo passaggio nel lontano 1889 ma poi stabilmente ratificate con legge Fascista a firma Grandi nel 1941. Quella legge che prevedeva anche che i giudizi disciplinari sui magistrati fossero di competenza del Ministero, cioè ingerenza della politica sulla giustizia, cosa di cui è stata ora accusata la riforma pur sapendo che l'art. 104 garantisce autonomia e indipendenza alla magistratura. Quindi oggi con il voto NO siamo di fatto rimasti al 1941 mentre tutta l'Europa democratica è per la separazione delle carriere, siamo rimasti fuori noi e la Grecia, e con noi nel mondo Cina, Bengala, Arabia e Corea del Nord ed altri stati antidemocratici.

La sinistra si è battuta per questo risultato ma ci crede veramente?

Pensiamo proprio di no, intanto perché la separazione delle carriere è da vent'anni una carta che la sinistra periodicamente gioca, il Ministro Vassalli, D'Alema in prima persona, la stessa Serracchiani fece numerosi comizi sostenendo a spada tratta la necessità di questa riforma. Ma ancora oggi esponenti qualificati del PD come Minniti, Concia, Petruccioli, Picierno, Parisi hanno sostenuto e sostengono le ragioni del SI e, incredibilmente in una dichiarazione all'ANSA è lo stesso Gratteri paladino della sinistra a dire “ho votato no ma la riforma è necessaria”.

Altra forte critica si è notata verso la riforma del CSM, nel quale con il cambiamento sarebbe entrata una componente cosiddetta laica, cioè non solo magistrati ma anche per 1/3 professori di diritto con almeno 15 anni di esperienza, cosa che in teoria e non sposandola con il referendum andrebbe bene al 90% degli italiani, quindi chi non è d'accordo? Ovviamente chi si sentirebbe danneggiato da questo fatto cioè chi all 'interno della magistratura, con le correnti,  ha il potere di gestire le cose. Quali cose?

Quelle che contano, gli spostamenti di sede, le promozioni, e le sanzioni sugli errori. In particolare queste ultime sono quelle che fanno maggiormente adirare i cittadini, è noto il ritornello “i giudici sono l'unica categoria che non paga per i propri errori” che non è del tutto vera, però partendo ad esempio dai casi Enzo Tortora o Palamara vediamo che pur in presenza di errori grossolani che hanno distrutto la vita agli imputati i giudici non solo non hanno pagato ma hanno addirittura avuto una promozione.

Bene tutto questo per dire cosa? Che il No ha vinto e questo risultato deve essere rispettato ma… non molti hanno votato per le ragioni espresse nel referendum, molti hanno votato la furia agonistica, la difesa dell'idea politica, l'instancabile voglia dell'italiano di contestare senza rischiare, la classica posizione gattopardesca di parte della magistratura che per mantenere i privilegi della propria classe deve affossare il referendum del quale contestiamo non i motivi ma tempi e metodi. La riforma si farà, l'Italia non può rimanere indietro rispetto all'Europa, tutte le forze politiche lo sanno, come sanno che per il Governo questa è una frenata inaspettata che a sinistra infonde un briciolo di speranza per il futuro, salvo poi ritrovarsi a litigare sul campo largo con mezzo PD che vuol fare fuori la Schlein, nessuno che sopporta Conte e la cronica, insopportabile mancanza di un progetto politico.

E a Destra?

A Destra bisogna saper leggere il segnale, questa governo deve cambiare alcune cose, essere incisivo, determinato sugli argomenti che toccano cuore e portafoglio degli italiani, come dicevamo fisco, sicurezza e sanità, se no tanto valeva tenersi la Democrazia Cristiana.



 
 
 

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