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Dove eravamo rimasti



Le Vere Ragioni della Mia Candidatura

Le persone che mi conoscono più intimamente mi hanno chiesto perché ho deciso di intraprendere nuovamente la strada della candidatura a sindaco. A loro ho dato, a volte, risposte generiche o di tipo più politico, ma mi sono reso conto che, in realtà, non avevo mai dato la risposta vera, quella più profonda, quella che spesso si fa fatica a rendere esplicita razionalmente.

I motivi della mia scelta alla fine si riducono ad una sola: sento che potere fare il sindaco, tornare alla politica come dimensione del progettare, ma soprattutto del fare delle cose concrete, che mi permettano di esprimere la mia persona in modo autentico. E se ci penso si tratta di una esigenza profondamente “egoistica”, così come è profondamente “egoistica” la frase del Vangelo dove Gesù dice “ama il tuo prossimo come te stesso”.

C.S. Lewis ha detto che “il cristianesimo non ha, né professa di avere, un programma politico dettagliato volto ad applicare il principio del < fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te> a una determinata società in un determinato momento. Non potrebbe averlo. Esso si rivolge a tutti gli uomini di tutti i tempi, mentre il programma particolare adatto per un certo tempo e un certo luogo non lo sarebbe per un altro.”

So per certo che la politica non dà la felicità e che la creazione della società perfetta non è di questo mondo. Io sono un povero uomo, pieno di limiti e difetti, ma vivo di una tensione all'ideale e di quella tensione cerco di farne metodo quotidiano per vivere ogni mia nuova giornata.

Una volta vivevo, come molti di noi, la politica come dimensione totalizzante. La vita è fatta in realtà di tante cose, molte delle quali sono segno tangibile dell' inaspettato, alcune delle quali si fanno dentro una gratuità spontanea.

Tutto ciò che viene mosso dall'affezione, dall'amore, dal sentimento viene proteso a gesti gratuiti dove non si esige alcuna reciprocità.

È per questo che vivo anche la politica come massima forma di “gratuità”, come vocazione, sapendo che in essa agisco per gratificare quella dimensione che tende all'ideale e che mi rende più uomo, più umano.

Vivo la politica così come vivo la mia vita personale, ovvero cercando sempre di guardare la realtà per quello che è, cercando sempre di avere una capacità critica, insurrezionale e resurrezionale, come avrebbero detto due grandi pensatori e intellettuali del novecento: Pier Paolo Pasolini e Giovanni Testori.

Vivo la politica come bisogno creativo, che non porti all'omologazione e che ci permetta di vivere a pieno il significato della libertà. Libertà come relazione, rispetto, reciprocità, responsabilità. Non so come andrà a finire questa esperienza elettorale. Di una cosa sono certo ovvero che ciò che mi interessa è il rapporto che sto vivendo ora con molte persone, adesso. Ciò che mi interessa è il cammino, come esperienza di un rapporto umano. Lo so che la politica richiede la creazione di “sovrastrutture”, programmi, fraseologia, tecnica, ed altro ancora, ma se vogliamo costruire qualcosa di vero innanzitutto per noi, dobbiamo partire dall' autenticità dei rapporti umani.

Cerco di guardare e trattare le persone come un fine e non un mezzo, anche se ciascuno di noi è strumento in un processo complesso.

Guardatemi per quello che sono e guardiamoci per quello che siamo realmente, dentro l'ironia dei tentativi, sapendo, come dimostra la vita, che spesso la soluzione di molti problemi non viene dalle nostre capacità o dalla nostra “misura”. Facendo l'insegnante per alcuni anni, per ragazzi con bassa autostima di sé, ho imparato che ciò che conta veramente è lo sguardo che si ha su sé stessi e questo per potere imparare a guardare ciascuno con uno sguardo autentico.

Il resto viene da sé, non perché ne siamo capaci, o perché adottiamo le tecniche migliori, ma perché diventiamo strumento di una positività sul reale che permette di cambiare le cose. La cosa che più mi sorprende di questa esperienza che sto facendo è la bellezza dei rapporti che sto avendo, alcuni con cui ho litigato in passato, altri con cui ho un percorso politico diametralmente opposto, altri ancora con cui non ho avuto alcuna esperienza passata. Per me questa cosa è fantastica!

Lo so che le ragioni per cui abbiamo avviato questa esperienza insieme sono le più diverse, non sono ingenuo per non saperlo. Siamo partiti da un minimo comune denominatore legato all'esigenza di avviare una nuova stagione della politica locale con una certa idea comune della democrazia, ovvero come esigenza di creare una vita sociale e strutture regolative della vita sociale che si preoccupino del bene comune, cioè si preoccupino del fatto che coloro che vivono questa realtà sociale, che partecipano a questa realtà sociale, dalla persona alla famiglia ai gruppi alle realtà religiose, culturali, sociali, possano esprimersi con la più ampia libertà, e possano collaborare alla vita sociale in modo adeguato. Ma questo denominatore comune richiede un impegno personale di ciascuno di noi. Questo è quello che chiedo agli altri che con me vorranno impegnarsi in questo percorso.

Io mi impegno a fare in modo che tutto possa continuare così come abbiamo iniziato, nella totale condivisione, senza dietrologie e con il massimo sforzo a trovare sempre gli elementi che possano continuare ad unirci e vivere un percorso di armonia e di sincerità nei rapporti.

Aiutiamoci in questo perché la strada che stiamo per intraprendere è piena di insidie e di difficoltà che richiederanno sforzo e impegno.


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