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Come diceva De Gregori “Un giocatore (ma anche un amministratore) lo vedi dal coraggio”

Tutti sappiamo quanto sia importante praticare attività sportiva quotidianamente, sappiamo quanto lo sport insegna e quanto questo permette ai giovani di crescere, di confrontarsi, di conoscere e superare i propri limiti.

Sappiamo anche quanto sia importante che i ragazzi riescano ad accedervi e a raggiungere gli allenamenti indipendentemente, magari in bicicletta mentre i genitori sono al lavoro.

Lo Sport crea conoscenze belle sane e semplici proprio per lo spirito che richiede.

Domenico Fioravanti (ex nuotatore italiano) dice “Se vuoi avere tutto dallo sport devi dargli tutto”, ma come potrebbero fare i giovani Peschieresi a dedicarcisi se nel territorio comunale esistono poche possibilità di praticare attività sportive?

L'identità sportiva di Peschiera Borromeo è in decrescita da parecchi anni, di fatti non esistono realtà riconducibili a società espressione del territorio.

Banalmente prendiamo ad esempio il calcio: C'è l'Ausonia di Milano, presente al Centro sportivo Borsellino e al Centro Sportivo di San Bovio, privo di qualsiasi destinazione e utilizzo ad ogni effetto trascurato ed abbandonato.

Abbiamo il centro sportivo di Linate che, dall'anno 2019, è stato concesso al Brera Calcio di Milano.

Per non dimenticarci del centro sportivo di Bellingera (ex Peschierello) inattivo dall'amministrazione Falletta.

Ci risulta chiaro come i ragazzi siano costretti ad emigrare presso altre realtà circostanti che però, come detto in precedenza, non sono identificative e rappresentative del comune di Peschiera Borromeo. Le realtà che hanno in concessione impianti e strutture comunali, concepiscono il calcio con metodi di selezione che fanno crescere alcuni, i più bravi, ma quelli meno bravi vengono esclusi e non gli viene nemmeno permesso di cimentarsi e crescere nello sport scelto.

Perché ragazzi e ragazze non possono avere il diritto di praticare lo sport solamente per il fatto che c'è qualcuno più bravo che occupa il posto contato all'interno di una squadra? Perché non può essere un'attività aperta a tutti, che permetta ai più bravi di crescere professionalmente e ai meno bravi di crescere culturalmente?

Vorrei ricordare la canzone di De Gregori “la leva calcistica del 68” quando Nino, 12enne con il cuore pieno di paura che riuscì a segnare il calcio di rigore


“Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore

Non è mica da questi particolari

Che si giudica un giocatore.

Un giocatore lo vedi dal coraggio

Dall'altruismo e dalla fantasia.”


Chiudendo la parentesi calcistica (utilizzata solo per scopo illustrativo), riteniamo necessario che Peschiera Borromeo colmi questa mancanza perché vivere in un comune ricco di sport vuol dire vivere in comune che si interessa della salute psicofisica dei propri cittadini.

Siamo dell'idea che lo sport debba aprire le porte a tutti coloro che lo vogliono praticare. È assolutamente corretto che i bravi facciano carriera, ma pensiamo sia sbagliato non dare nemmeno la possibilità a tutti gli altri di metterci coraggio, l'altruismo e fantasia nel praticare lo sport che amano.

Greta Conca

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