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ANCORA SULLA CAVA DI ROBBIANO

Parlare della cava di Robbiano è un po' come parlare della rata del mutuo, sai che c'è ma non ti va di parlarne, dura decine di anni, quando tenti di capire come liberartene ti viene mal di testa tanto la faccenda è complicata. Ciò detto vediamo a che punto siamo con la cava. La proprietà è della Holcim Aggregati Calcestruzzi, che per decine di anni, e grazie a reiterate autorizzazioni, ha svolto attività di estrazione. Da anni questa attività è cessata (è stato estratto tutto quanto si poteva estrarre) per cui il proprietario della cava è tenuto a ricomporre il buco che ha creato, perché dopo avere utilizzato il terreno, creato disagio ai cittadini di Robbiano con polvere, camion e rumori, recuperare ci sembra il minimo. Anche perché sulla materia la vecchia legge del 1998 è stata sostituita dalla LR 20/2021 che attribuisce ai Comuni un ruolo determinante nella gestione e nel controllo delle opere di recupero, indispensabili per la restituzione delle aree di cava all'uso previsto dalla pianificazione locale attraverso la definizione delle destinazioni d'uso. Quindi secondo logica il Comune di Mediglia e Holcim si sono parlati e si saranno detti: “Come la sistemiamo?”. Pare che il progetto più interessante e fattibile riguardi il fotovoltaico galleggiante. Il verbo “pare” lo abbiamo usato non avendo informazioni, fonti certe, comunicati ufficiali o tutte quelle altre cose che interesserebbero ai cittadini….se le avessero. Il fotovoltaico galleggiante è una soluzione che permette di realizzare impianti fotovoltaici sull' acqua, con apposite strutture ogni bacino potrebbe diventare superficie utile. Piattaforme ancorate, leggere, flessibili in modo di adeguarsi ad eventuali moti ondosi. Diversi i vantaggi, una buona produzione, semplicità della struttura, sistema di raffreddamento più semplice proprio grazie all'acqua, costi contenuti. Quindi? Boh! Mediglia attende di sapere se questa voce è realmente un progetto, come mai i mesi o gli anni passano e non se ne sa nulla, c'è qualcosa di scritto che impegna i soggetti interessati a fare quel che devono? Poi come sempre c'è qualche complicazione, la Holcim ha affittato, come noto, la struttura alla Colabeton per avviare attività accessoria alla cava, per questo lavoro vennero, ancora nel 1966, realizzati impianti la cui demolizione venne ordinata dal Comune nel lontano 2012.

Da qui in avanti ci si perde nei ricorsi, nelle interpretazioni, nelle sentenze, di sicuro i lavori proseguono, basta andare sul sito della Colabeton e si trova l'impianto bello funzionante, non solo nel 2018 è stato redatto un certificato del controllo della produzione la cui prima stesura risale al 2007, con l'avvertenza: “questo certificato rimane valido fino a quando non siano modificate le condizioni stabilite nelle specificazioni tecniche”; quindi dal 2007 ad oggi le condizioni non si sono modificate.

Ergo quella moltitudine di mezzi pesanti, pericolosi per il pubblico, pericolosi per le infrastrutture (già distrutta una conduttura del gas), per la viabilità, per l' inquinamento acustico e non solo, proseguono imperterriti la loro missione a danno della frazione.

Sempre da voci di corridoio sembra che il Comune e Colabeton abbiano concordato un periodo di un anno per il trasferimento dell'attività, solo che non avendo nulla di ufficiale non si sa quando inizi e quando finisca il benedetto anno, cosa comporti il trasferimento, cosa lascerebbe Colabeton sul terreno dopo il trasloco forzato, e visto che al momento lavorano imperterriti sarebbe bello sapere la situazione legale, cioè dal susseguirsi di ordinanze, ricorsi, controricorsi, supeordinanze e megaricorsi cosa è emerso? Ricordiamo anche che all' interno della cava era prevista la macinazione di macerie edili per l' ottenimento di materie prime secondarie per un quantitativo massimo di 60mila tonnellate, qualcuno ha gentilmente chiesto se sono state superate? E nel caso si può fare qualcosa?

Infine, proprio per essere precisi, ma cosa sarebbero le macerie edili da macinare, visto che i camion in arrivo sembrano contenere ghiaia, sassi, insomma un qualcosa già premacinato.



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