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ADOLESCENTI IN CRISI, TRA COVID E GUERRA

Davvero, vivo in tempi bui!”: nel cercare le parole per descrivere lo stato d'animo che possono provare gli adolescenti in questo momento storico, così complesso e difficile, a cavallo di una pandemia sanitaria che ha stravolto il nostro modo di vivere e una guerra nel cuore dell'Europa, tanto cruenta quanto insensata, mi è tornato in mente il primo verso della bellissima poesia di Bertolt Brecht “A coloro che verranno”. Tutti, anche noi adulti, stiamo risentendo della difficile situazione, ma i ragazzi, che proprio per la loro età si trovano a vivere un turmoil esistenziale, appaiono più vulnerabili e ne risentono maggiormente.

Due anni di pandemia, contraddistinti da restrizioni alla vita sociale, alternanza di fasi di lockdown e riaperture, DAD, paura del contagio per sé e per i propri cari e incertezze per il futuro hanno esacerbato la sofferenza di molti adolescenti. A tutto questo si aggiunge oggi la tensione e preoccupazione legata a quanto sta succedendo tra Russia e Ucraina. I ragazzi hanno risentito notevolmente dell'impatto della pandemia, privati dei loro spazi educativi e scolastici, così come di quelli ricreativi e sportivi. Pur comprendendo le limitazioni sociali che è stato chiesto loro di seguire, si sono trovati a vivere e a crescere in un ambiente del tutto in contrasto con le spinte naturali proprie del ciclo di vita che attraversano. Non potendo vivere appieno la propria età, nella quale sono forti la ricerca di autonomia e il bisogno di costruire relazioni significative al di fuori della propria famiglia, hanno accumulato da un lato un bagaglio di frustrazione e sofferenza, spesso inascoltate e sottovalutate, e dall'altro lato hanno sviluppato una percezione pessimistica del futuro.

Tra i giovani si registra un sensibile aumento dei casi di attacchi di panico, disturbi d'ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare, episodi di autolesionismo, aggressività e comportamenti distruttivi, ritiro sociale, dipendenza da internet e tentati suicidi. Si osserva, inoltre, un abbassamento dell'età media in cui il disagio si manifesta. I servizi per l'età evolutiva sono alle prese con un eccezionale numero di richieste di intervento, alcuni dei quali molto preoccupanti, e le risorse a loro disposizione spesso non consentono di rispondere adeguatamente ai bisogni. Come osserva il professor Matteo Lancini, direttore dell'associazione Minotauro di Milano: “La sofferenza, il disagio adolescenziale dipende moltissimo dall'assenza di prospettive future. Il dolore deriva dalla sensazione di non poter realizzare i propri compiti evolutivi, di non riuscire a costruirsi una propria identità, di non intravedere la possibilità di realizzazione di sé e di sé nella società di cui si fa parte.”

É compito di noi adulti, genitori, insegnanti, educatori, psicologi e psicoterapeuti, accogliere la loro sofferenza e sostenerli nella realizzazione dei compiti evolutivi, aiutandoli a vivere il presente, anche riconoscendo e non nascondendo il nostro stesso affanno. Occorre aiutarli a recuperare una prospettiva per il futuro, offrendo loro un ascolto autentico e imparando a cogliere, nell'unicità di ogni adolescente, le specifiche risorse affettive e relazionali.

Dr.ssa Stefania Arcaini

Rubrica dedicata a tematiche psicologiche, a cura della dottoressa Stefania Arcaini, psicologa e psicoterapeuta specializzata nella psicoterapia di adolescenti e adulti. Per suggerire temi da affrontare scrivetemi:

arcainistefania@gmail.com

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