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“A spasso nella capitale del regno”

Eccoci qui, a parlare di calcio, di gite e di cucina. In questo periodo strano parlare di cucina e di piatti, sembra l'unico sfogo, il calcio lo vediamo in TV, praticamente tutti i giorni per gli appassionati, le gite ce le siamo dimenticate. Ma non vogliamo fossilizzarci come se non ci fosse un domani e se oggi non possiamo, ragioniamo per il giorno in cui questa rubrica tornerà ad essere utilizzata come piccola, modesta guida per gite. Continuiamo così a proporre mete sportive abbinando il gusto del calcio con quello dell'arte e delle ricette. E la meta di questo mese è tra le più ambite e spettacolari: Torino. Certo a Torino ci sono due squadra, la Juventus e il Torino o Toro come affettuosamente chiamato dai tifosi. E proprio del Toro vorremmo parlare, questa squadra è tra le più blasonate d'Italia, basti pensare che ha vinto 7 campionati nazionali, e 5 coppe Italia, certo è passato qualche anno ma nella tradizione sportiva il Torino è legato alla formidabile squadra di Superga ed al Toro si abbina il termine “cuore” col quale si intende un modo di esprimersi in campo per il quale dove non arriva la tecnica ecco lo spirito, la voglia lo stile granata. Data la storia e il curriculum sportivo del Torino non potremo, per ragioni di spazio, citare ogni episodio se pur meritevole, limitiamoci quindi all'essenziale. Nel 1887 su iniziativa di alcuni industriali svizzeri e inglesi nacque il Torino (colori sociali il rossonero), gradualmente a questa società se ne unirono altre come Nobili Torino (1889 colori giallonero), Internazionale Torino (1891 Bianconero), Torinese (1894 arancione), insomma un condominio fino al 1906 quando in via Pietro Micca nella famosa birreria Voigt la Torinese si associò con un gruppo di dissidenti della Juventus e nacque il Torino FC. Dei primi anni ricordiamo la presidenza del conte Enrico Marone Cinzano e l'ingresso nello staff tecnico di Vittorio Pozzo che fu poi grande allenatore della Nazionale. Ma il momento più fulgido, fu quello rappresentato dal grande Torino, squadra praticamente imbattibile, vincitrice di 5 scudetti consecutivi, asse portante della nazionale con 10 giocatori, con giocatori del calibro di Valentino Mazzola, Bacigalupo, Maroso Grezar, Menti Loik, Gabetto, Ossola. Come tutti sanno questa squadra di ritorno da una amichevole a Lisbona nel 1949 andrò ad infrangersi con l'areo contro il muraglione posteriore della basilica di Superga.

In quella sciagura persero la vita l'intera squadra (titolari e riserve) i tecnici, i preparatori atletici, due dirigenti e tre giornalisti al seguito. Come logico a questa tragedia seguì un declino sportivo con anche una retrocessione, per vedere il Torino rientrare nel ruolo che gli compete aspetteremo gli anni 60, con presidente Orfeo Pianelli, in panchina Nereo Rocco e in campo Gigi Meroni.

Tragico destino anche questo giocatore, bravo e pazzo (come stile di gioco) morirà in un incidente, causato involontariamente da un tifoso che poi diventerà presidente della società. Avvicinandoci a nostri tempi il Torino vide un susseguirsi di giocatori ed allenatori prestigiosi, tra i primi come non citare i “gemelli del gol” Graziani e Pulici, poi Zaccarelli, Bearzot, Puja, Cravero, Rosato, Dossena, Pecci, Agroppi, Serena e tra i secondi Osvaldo Bagnoli, Emiliano Mondonico, Walter Mazzarri. La società passò come un altalena da risultati clamorosi come vittorie in Coppa Italia, partite internazionali contro Real Madrid e Ajax a retrocessioni e gravi difficoltà economiche, per lo meno fino all'avvento della presidenza Urbano Cairo che portò stabilità sia economica che di risultati, stabilità che si mantiene tutt'ora. Dalle glorie del calcio, dovremmo passare ora alle glorie della città, impegno notevole, sono tante e tutte meritevoli di attenzione, per praticità e perché il nostro scopo è sempre quello di essere utili nell'accompagnarvi in una gita, ci limiteremo ad alcuni gioielli che una visita a Torino rende obbligatori. E come non partire dal Parco del Valentino. Polmone verde, tradizionalmente romantico con il suo borgo medioevale, aria fresca, passeggiate a piedi o in bici, vi è la perfetta ricostruzione di un borgo del medio evo con viuzze e negozietti, solo l'accesso alla Rocca fortificata è a pagamento. Ma nel centro della città si nasconde un gioiello di arte barocca che non tutti conoscono, si tratta della seicentesca Cappella dei Banchieri e dei Mercanti. All'interno dipinti, affreschi e decorazioni del XVII e XVIII secolo, habitat perfetto per concerti di musica classica, da non perdere. Sempre in centro la Chiesa della Consolata che ha il pregio, a causa di continue ricostruzioni e restauri, di essere un miscuglio ben riuscito di stili, si parte dalla fondazione paleocristiana alla facciata neoclassica, il campanile romanico e l'interno gotico, unica nel suo genere. Passiamo ora alla Biblioteca Reale, creata da re Carlo Alberto di Savoia situata al piano terreno del Palazzo Reale raccoglie migliaia di testimonianze di storia, scienze storiche, miniature, disegni di grandi maestri italiani e stranieri, tra questi tredici fogli autografati da Leonardo da Vinci. Ora consigliamo una visita al Duomo dedicato a San Giovanni Battista, l'unica chiesa in stile rinascimentale, la cupola e la cappella sono

opera del Guarini ma il luogo è noto in tutto il mondo non tanto per il pregio artistico ma perché custodisce al suo interno la Sacra Sindone cioè il lenzuolo che racchiude l' immagine di Nostro Signore al momento della deposizione dalla croce. Adesso volete cambiare un po' gli obiettivi della visita e passare dal sacro al profano? Proponiamo il Villaggio Leumann e il Mausoleo della Bella Rosin. Il primo alle porte di Torino è un mirabile esempio di edilizia industriale.

Un villaggio realizzato dall' imprenditore svizzero Napoleone Leumann per farvi vivere i suoi dipendenti, è una piccola opera d'arte, all'interno del villaggio la stazione ferroviaria d'epoca di Torino-Rivoli, la Chiesa di Santa Elisabetta la scuola elementare e tanti altri edifici in stile liberty, in pratica un museo a cielo aperto.

Il Mausoleo è uno degli edifici più curiosi e meno conosciuti della città, intitolato a Rosa Vercellana, appunto la bella Rosin prima amante poi moglie di re Vittorio Emanuele II. In stile neoclassico è ricco di storia e di cultura ma anche di curiosità ed aneddoti, oggi è utilizzato per spettacoli teatrali, concerti, incontri e letture per sfruttare al meglio l'atmosfera del posto. Come avete potuto notare non abbiamo preso in considerazione tre dei monumenti che rendono Torino unica ed ammirata in tutto il mondo: il Museo Egizio, la Mole Antonelliana, la Reggia di Venaria. Ognuno di questi meriterebbe non un articolo ma un libro solo per elencarne le particolarità, basti pensare che il Museo Egizio è il più importante dopo quello del Cairo. Noi ci auguriamo che a queste tre incredibili bellezze possiate riservare il tempo che meritano e abbiamo scelto per questa gita un itinerario meno sfruttato dai percorsi turistici. Anche perchè adesso dobbiamo tuffarci in qualche piatto tipico ed a tavola non amiamo sederci in ritardo.

Quindi buttiamo lì allegramente qualche piatto tipico torinese, così senza ordine e senza logica. Come sapete se si parla di antipasti in Piemonte si riempie un menu solo con quelli, un antipasto classico equivale ad un pasto completo in diverse regioni. Allora buttiamo sul tavolo un paio di pietanze che compongono l' antipasto.

I caponet involtini di cavolo o verza cotti al forno e farciti con un ripieno di carne tritata di maiale e salsiccia fresca sbriciolata cotta con cipolla, sale , pepe, pangrattato, uovo, formaggio grattugiato.

Un bel inizio leggero eh? Proseguiamo con i Tomini piccoli formaggi tondi cremosi, freschi di latte vaccino, a volte latte misto. Se siete a Torino gli agnolotti non possono mancare, pasta fresca all'uovo ripiena con carne e verdura. Passiamo ad un piatto tipico della tradizione il fritto misto alla piemontese. Si compone di fegato, polmone, cervella, animelle, filoni, salsiccia, semolino dolce, semolino al cioccolato, amaretto e mela. Ovviamente tutto fritto, con il semolino si preparano delle frittelle, per amaretto si intende il biscotto e non il liquore. Se poi siamo d'inverno e cercate un piatto tradizionale dal sapore deciso ecco la bagna cauda. Tipica salsa che si ottiene con una lunga cottura di aglio, olio e acciughe. Servita rigorosamente in tegame di terracotta, mantenuta calda con un fuocherello sotto accompagna verdure di stagione che possono essere sia cotte che crude tra queste i cardi, peperoni, patate al vapore, cipolle cotte, cavolfiori carote crude. Non è esclusiva torinese ma il Tartufo d'Alba con i tajarin (tagliolini all'uovo) è un piatto conosciuto in tutto il Piemonte. Chiudiamo con il dessert il Bonet antico dolce anzi antichissimo fatto con uova, zucchero, latte, cacao, amaretti secchi e liquore di amaretti. Siete stati un po' pesanti? Vi consigliamo il San Simone bicchierino di amaro d'erbe delle tradizione, la ricetta ne reclama ben 34 e tutte provenienti dalla zona. Tutto bene? Anche questa volta non vi abbiamo deluso almeno speriamo.


Alla prossima.

Massimo Turci

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