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CRESCERE IN UN AMBIENTE FAMILIARE VIOLENTO: GLI EFFETTI DELLA VIOLENZA ASSISTITA


Il fenomeno della violenza domestica coinvolge tutti i membri della famiglia, in quanto la violenza perpetrata, a livello fisico e/o psicologico, si riperquote non solo sulla coppia all'interno della quale si verifica la relazione violenta, ma su tutto il nucleo familiare. La pandemia da covid 19 ha contribuito ad esarcebare il fenomeno: l'isolamento, la convivenza forzata e l'instabilità socio-economica, hanno esposto maggiormente le donne e i loro figli al rischio di subire e assistere a maltrattamenti all'interno delle mura di casa.

Per violenza assistita da minori in ambito famigliare si intende il fare esperienza da parte del figlio/a di qualsiasi forma di maltrattamento compiuto attraverso atti di violenza (fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica) su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte e minori. L'impatto sullo sviluppo psicofisico e sulla strutturazione della personalità dei bambini sono strettamente connessi all'età dell'insorgenza, alla qualità e alla frequenza dei maltrattamenti, alla presenza o mancanza di fattori protettivi. I minori testimoni di violenze intrafamiliari rischiano anche di riportare danni fisici, sia perché può accadere che tentino di difendere la madre e vengano colpiti, sia perchè un partner violento può essere anche un genitore maltrattante. La violenza intrafamiliare si ripercuote sulla salute psicofisica dei bambini sia nei casi in cui subiscono direttamente maltrattamenti, sia nei casi in cui ne siano solo spettatori, minando profondamente il loro bisogno di sicurezza e alterando il loro benessere. In tali contesti familiari, il bambino si sente spesso ignorato, non visto né riconosciuto dai propri genitori, come se non ci fosse spazio per la sua sofferenza e può perdere fiducia nel fatto che gli adulti si prenderanno cura di lui/lei. Può sviluppare, inoltre, sentimenti di impotenza, di inadeguatezza e di colpa, in quanto si attribuisce una responsabilità rispetto agli episodi di violenza. Al contempo può sentirsi privilegiato quando non è oggetto diretto dei maltrattamenti.

Gli effetti negativi sui minori, nel breve e nel lungo periodo, possono essere molteplici, quali ad esempio una bassa autostima, disturbi d'ansia, scarsa capacità di gestione della rabbia, stati di agitazione ed irrequietezza, alterazioni del ritmo sonno/veglia, capacità empatiche ridotte, comportamenti regressivi, autolesionisti, disturbi alimentari, bullismo, uso di alcol e sostanze, scarso rendimento scolastico.

Come reazione alle violenze di cui sono spettatori, i bambini possono mettere in atto comportamenti di accudimento e protezione verso la madre maltrattata, cercando di evitare conflittualità e aggressioni, con un' inversione del ruolo, per cui è il figlio a prendersi cura dell'adulto. Si attua così un processo di adultizzazione precoce, nel quale il minore sente di dover crescere in fretta, di doversi comportare “da grande”, si iper – responsabilizza, a discapito della propria infanzia e dello sviluppo di un'identità armonica.

I bambini che crescono in un contesto maltrattante possono, inoltre, ricorrere al meccanismo di difesa dell'identificazione con l'aggressore, descritto da Anna Freud, (1936), in cui la vittima introietta l'aggressore, “assimilando l'esperienza angosciante” e, identificandosi, assume “il ruolo dell'aggressore e i suoi attributi” e “si trasforma da minacciato in minacciante”.

Questo influisce molto anche nei comportamenti all'interno di coppie che questi bambini, una volta cresciuti, andranno a formare: persone che hanno imparato che nell' affettività la violenza è permessa e accettabile, rischiano di mettere in atto azioni maltrattanti nei confronti del proprio partner. Viceversa, donne che hanno assistito a violenze tra i propri genitori, possono accettare una relazione opprimente e/o abusante, considerandola “normale”. Questo permette in parte di capire la difficoltà che incontrano spesso le donne a chiedere aiuto, a denunciare le violenze subite e a “spezzare” il circolo vizioso della violenza.

Dr.ssa Stefania Arcaini

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