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Nessuno approfitti della crisi per LIMITARE la LIBERTÀ

Appare chiaro a tutti che ci troviamo in una situazione economica e sociale drammatica, negozi chiusi e molti purtroppo che non riapriranno, posti di lavoro che non ci sono più, persone che scompaiono senza il conforto delle famiglie, rapporti di amicizia, affetti, giochi di bimbi che ci mancano, come ci manca una pizza, la normalità. Pensare in questo momento che lo “ius soli” o una legge sulla questione “gender” siano una priorità è da pazzi incoscienti. Parliamo della così detta legge Zan, immaginiamo che in origine sia nata con l'intendimento, condivisibile, di combattere i pregiudizi legati alle discriminazioni di genere, di difendere i diritti delle persone omosessuali, però in corso d'opera abbiamo assistito ad una escalation che porta all' affermazione di un progetto teso a ridisegnare i fondamenti della nostra società con proposte che esulano da questioni serie come dignità, rispetto, libertà per sconfinare nel presupposto talebano “o sei con me o sarai cancellato”. Vediamo alcuni dei motivi per i quali consideriamo questa legge superflua e potenzialmente dannosa. Innanzi tutto questo decreto assegna una generica libertà alla definizione di sesso, genere, identità di genere, orientamento sessuale. Volendo di fatto lasciare facoltà ai tribunali di definire il concetto di discriminazione basato sull' identità di genere. E' questo è un problema, perché se è lecita la difformità di opinioni non si può pensare di perseguire come discriminatorie concezioni diverse della natura umana. Quindi se da un lato è giusto e doveroso condannare ogni episodio di violenza (ma per questo esistono già le leggi) non è possibile inserire nuove norme nel Codice Penale che siano vaghe e confuse nella valutazione, altrimenti si viene meno ad una delle facoltà fondamentali dello Stato di Diritto cioè conoscere con esattezza il perimetro entro il quale muoversi per non incorrere nel penale. Un altro aspetto è l'introduzione di iniziative contro l' omofobia, la lesbofobia, la transfobia in ogni genere di scuole, quindi anche alle elementari e medie, cioè nell'età nella quale si va formando la percezione di se e del mondo si inseriscono concetti di difficile comprensione ma sopra tutto non universalmente condivisi . Per intendersi, la lotta alla mafia è universalmente condivisa, non è oggetto di dibattito è un fondamento dello Stato, non genera confusione. Il tentativo è di inculcare nelle giovani menti che l'umanità non è costituita al maschile e femminile ma oggetto di infinite identità, da qui la lotta alla grammatica che prevede solo due generi. Per certificare questo ecco che la legge sostiene l' autocertificazione della propria identità sui documenti. Posso essere ciò che voglio, posso cambiare quando voglio, sembra che si stia confondendo la vita reale con quella virtuale, come se tutto fosse un gigantesco gioco dove ognuno si inventa come sfuggire alle proprie responsabilità. Chi ha letto Il nuovo mondo di Huxley sa che il ricondizionamento della società in base alle idee di chi guida comincia plasmando la mente dei bambini.

Ci è chiaro che questa legge è un passo decisivo nella lotta alla cultura della famiglia, in quanto il matrimonio così come inteso tradizionalmente sarebbe basato sulla “transfobica” differenza sessuale tra uomo e donna; e una cultura della famiglia senza un “omofobico” richiamo al diritto di ogni bambino ad avere un padre ed una madre come sarebbe possibile?

Ma quello che stupisce veramente è la scelta del momento, una legge che rimette in discussione la figura della famiglia, dell'uomo e della donna non è solo un pezzo di carta, esige un dibattito lungo, aperto, davanti a tutto il Paese, non nel chiuso delle grigie aule del Parlamento nelle quali il popolo riserva sempre meno fiducia. Potrebbe servire un referendum, una consultazione pubblica, di sicuro una ampia condivisione non una leggina mal scritta e inserita frettolosamente in un dibattito mentre il Paese è alle corde ed il Parlamento ha l'unico dovere di agire giorno e notte per curarne le ferite.

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