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LO SALVIAMO L’AMBIENTE?


Parliamo della Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite si è conclusa il 14 novembre, siamo a Glasgow ed è qui che si sono riuniti i “potenti della terra” per negoziare e trovare un accordo che porti alla riduzione delle emissioni nocive. La Cop26 ha come obiettivo principale la riaffermazione della centralità dell'accordo di Parigi che indica i limiti entro la quale stare per evitare cambiamenti climatici. Un esempio è “la volontà di eliminare il carbone dalla produzione di energia” ma già qui iniziamo a vedere i primi problemi, infatti ci sono stati molti grandi assenti al tavolo di discussione. India, Australia, Stati Unici e Cina non si sono presentati. Quest'ultima non ha nemmeno presentato impegni futuri ma ha ben pensato di concentrarsi sull'aumento della produzione. Non serve andar lontano per accorgersi di quanto tutto questo sia solo un “contentino” per placare gli animi di ambientalisti irrequieti. Dicono che L'UE sia in prima linea nella lotta contro i cambiamenti climatici. Le sue politiche e azioni coraggiose dicono ne facciano un “organismo di definizione di norme a livello mondialee che “stimolino l'ambizione in materia di clima nel mondo”. L'anno scorso, in piena pandemia e malessere mondiale, il Parlamento Europeo ha votato la relazione finale al testo di riforma della PAC (politica Agricola Comune) confermando tra l'altro i finanziamenti agli allevamenti intensivi che producono più di 17 miliardi di tonnellate di Co2 l'anno. In realtà siamo oggi a festeggiare qualcosa che già esisteva 6 anni fa e che in pochi si sono impegnati a fare. Sicuramente è positivo vedere che comunque è argomento che interessa a molti ma tutto risulta poco credibile se come sponsor principali della conferenza per il clima ci sono aziende come: Unilever che ha creato danni ambientali con la produzione di termometri in India. Ed Ikea che da anni è responsabile del disboscamento delle foreste siberiane (che hanno una capacità di assorbimento di carbonio quanto l'Amazzonia brasiliana) contribuendo quindi alla distruzione della biodiversità e rendendo quella zona soggetta ad incendi. Questo fa intendere che il problema è il greenwashing ovvero quella tecnica, utilizzata da molte aziende e multinazionali, che viene utilizzata per confonde- re il cliente/consumatore inneggiando alla sostenibilità ambientale come sola tecnica di marketing mentre i metodi di produzioni sono tutt'altro che a zero impatto. Come possiamo costruire davvero l'Europa a zero emissioni quando gli stessi obiettivi che alcuni Stati si sono impegnati a prendere con la CoP26, già esistevano e nulla è cambiato? Forse mentre aspettiamo che qualcuno decreti leggi, emetta vincoli o dica stop ai finanziamenti di attività inquinanti, sarebbe positivo vedere l'uomo comune prendere posizione in termini di scelte di consumo perchè, se non è l'etica ambientale o la tristezza nel vedere morire la natura, allora sarà il mercato e il dio denaro (si spera) a far smuovere le cose. La risposta non la sa nessuno ma ad oggi penso valga la pena provarci. (Greta Conca)

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